La chirurgia del seno mascellare: elevazione con approccio crestale. Lo stato dell’arte.

La chirurgia del seno mascellare: elevazione con approccio crestale. Lo stato dell’arte.

 

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Introduzione

Il fisiologico riassorbimento del processo alveolare in senso cranio-caudale e vestibolo-palatale in seguito alla perdita degli elementi dentari spesso non permette il posizionamento di impianti osteointegrati nella zona posteriore del mascellare superiore senza un’adeguata ricostruzione ossea.

I carichi funzionali esercitati sulla cresta residua che si trasformano in carichi compressivi, favoriscono il riassorbimento osseo in senso centripeto e cranio-caudale (Cawood et al. 1988) con conseguente riduzione dimensionale del processo alveolare associata da una progressiva pneumatizzazione del seno mascellare.

Tra le procedure chirurgiche preimplantari proposte per ripristinare il volume osseo perso, la chirurgia del seno mascellare ha dimostrato di essere una procedura con elevata predicibilità clinica (Wallace et al. 2003, Del Fabbro et al. 2004-2008-2012-2013 a-b, Pjetursson et al. 2008, Testori et al. 2012). L’approccio laterale è utilizzato in presenza di atrofia ossea con osso residuo inferiore a 4/mm senza deficit ossei nei tre piani dello spazio che compromettono la costruzione di una protesi corretta.

Approccio interdisciplinare al Digital Smile Design

Approccio interdisciplinare al Digital Smile Design

Il caso vincitore dell’ Excellence in Prosthodontics award

 

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Sintesi:

le limitazioni nella pianificazione del trattamento sono imprevedibili a causa della scarsa comunicazione tra operatore – paziente, team interdisciplinare, tecnico di laboratorio e fattori clinici sottovalutati a causa diell’assenza di informazioni

Strumenti come le fotografie, i video e i computer sono fondamentali per la comunicazione coi pazienti. Attraverso l’utilizzo di questi è possibile creare aspettative nel paziente attraverso esempi di modelli di riferimento che possono poi concretizzarsi in veri e propri restauri provvisori. Questi ultimi rappresentano strumenti indispensabili per valutare le performance funzionali, biologiche, meccaniche ed estetiche e utili al successo del restauro definitivo.

Riabilitazione di edentulia mascellare con chirurgia implantare computer-guidata e protesi provvisoria a carico immediato

Riabilitazione di edentulia mascellare con chirurgia implantare computer-guidata e protesi provvisoria a carico immediato

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Implantologia guidata con protesi provvisoria avvitata a carico immediato di tipo full-arch realizzata con tecnologia CAD-CAM

 

All’attenzione degli autori si presentava una paziente di sesso femminile di 41 anni di età nella quale si evidenziava l’assenza di elementi dentari multipli ad entrambe le arcate dentarie e permanenza di pochi elementi dei quali alcuni fratturati e non vitali. La paziente, in buone condizioni di salute generale ma con carente igiene orale, presentava, inoltre, perdita di dimensione verticale di occlusione (DVO), insufficiente supporto labiale e spazi protesici ridotti dalla macroglossia. La paziente lamentava severi problemi di carattere funzionale, legati sia alla masticazione che alla fonazione, nonchè rilevanti problemi di ordine estetico, causati prevalentemente dalla totale invisibilità degli elementi mascellari sia a riposo sia durante la funzione.

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“Fence Technique”: una procedura ricostruttiva innovativa

“Fence Technique”: una procedura ricostruttiva innovativa

 

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L’edentulia è stata definita come condizione patologica dall’Organizzazione Mondiale della Salute nel 1990. I disagi che tale condizione può generare in termini estetici, funzionali e psicologici possono essere talmente invalidanti da far considerare l’edentulismo un handicap sociale.

Il progressivo aumento dell’età media ha incrementato in maniera sensibile quelle che sono le aspettative dei pazienti in termini di funzione ed estetica.

In definitiva, sono sempre di più oggi i settantenni che, godendo di un ottimo status di salute generale ed avendo ancora una vita ricca di interrelazioni personali, non si accontentano più della classica protesi mobile totale ma fanno esplicita richiesta di soluzioni protesiche fisse con canoni estetici molto elevati.

Ne è un esempio il paziente giunto all’osservazione nel 2009 lamentando gravi disagi funzionali ed estetici (Fig. 1). Le protesi mobili presenti risultavano usurate e instabili, provocando frequenti lacerazioni e decubiti dei tessuti gengivali e delle mucose orali. Il paziente riferiva che questa condizione era causa di difficoltà psicologiche e di riduzione del livello di autostima, pertanto il desiderio era quello di risolvere i complessi problemi presenti per mezzo di una soluzione protesica che possibilmente non fosse mobile. L’analisi del profilo di rischio sistemico evidenziava che le condizioni di salute generale erano buone e che il paziente poteva essere riferito alla categoria ASA I (Owens e Coll. 1978).

La valutazione dei fattori locali di rischio evidenziava la presenza di pochi elementi dentali (peraltro compromessi) e un quadro particolarmente accentuato di atrofia ossea a carico di entrambi i mascellari. Il grave deficit osseo poteva essere messo in relazione anche al mancato riadattamento periodico delle protesi ai tessuti di supporto.

La tecnica Self-Adjusting-File (SAF)

La tecnica Self-Adjusting-File (SAF)

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Introduzione

 

Nel 1993 venivano introdotti nel mercato odontoiatrico i primi file endodontici composti da una lega in Nichel Titanio (NiTi) che di certo contribuirono a cambiare radicalmente l’approccio operativo all’endodonto [1]. Rispetto alle precedenti lime in acciaio risultavano molto più flessibili, più efficienti e performanti nel sagomare i canali radicolari. Negli ultimi anni poi, il progredire delle conoscenze e della tecnica , ha permesso di apportare una serie di interessanti modifiche a queste leghe, permettendo di renderle sempre più resistenti alle forze torsionali e quindi più sicure nel loro utilizzo. Si è così arrivati alla creazione di “single file” per la sagomatura con un solo strumento di tutto il canale come i Wave One ® (Maillefer-Dentsply, Ballaugues, Svizzera) o i Reciproc ® (VDW, Monaco, Germania )[2].

Nonostante questi miglioramenti in ambito strutturale, il design del file rimane sempre lo stesso : un uno corpo solido con scanalature più o meno accentuate, che incidono il canale con con varie angolazioni raccogliendo  i detriti di lavorazione nelle loro spire. Da ciò si deduce che, nonostante le differenti varianti endodontiche riscontrabili in natura, noi non facciamo altro che improntare la forma dello strumento all’interno del canale, indipendentemente dal tipo di anatomia  che ci troviamo di fronte, con la conseguenza di affrontare allo stesso modo canali a sezione rotonda o ovale, con curvature più o meno accentuate.

Dagli studi effettuati da Paqué [3] analizzando delle sezioni di Micro-CT, si evince bene come la strumentazione con classici strumenti Ni-Ti non riesca a fornire una adeguata pulizia di tutto il sistema canalare (fig1). Questi ultimi infatti, proprio per la loro conformazione, non riescono a venire in contatto con tutte le pareti della radice, lasciando in sede una quantità di tessuto non rimosso che riduce anche la qualità della successiva chiusura, cosa già evidenziata da De Deus (Fig2) [4,5].

Il Restauro Conservativo In Aree Critiche

Il Restauro Conservativo In Aree Critiche

 

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Si presentava all’attenzione dell’Autore un giovane paziente con una frattura traumatica coronale a carico del 21 localizzata in regione cervicale a circa 1 mm dalla giunzione amelo-cementizia.

Veniva effettuato un esame radiografico mediante radiografia periapicale standardizzata e, a seguito di un attento piano di trattamento, si optava per un approccio multidisciplinare con trattamento endodontico, restauro conservativo provvisorio, trattamento ortodontico e riabilitazione protesica dell’elemento dentario.


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Ortodonzia invisibile: caso clinico di grave morso aperto

Ortodonzia invisibile: caso clinico di grave morso aperto

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Avere una dentatura allineata è un’esigenza che molti pazienti adulti richiedono per migliorare la propria estetica, essendo l’esposizione dentaria ed il sorriso fondamentali per la bellezza di un viso.

Per tale motivo il piano di trattamento ortodontico è frutto di un accurato esame radiografico e relativo tracciato cefalometrico, di un approfondito esame dei modelli in gesso, con relativa analisi dello spazio, ma anche di un’accurata analisi estetica del viso.

Senza addentrarci nei dettagli di quest’ultima vogliamo focalizzare la nostra attenzione sull’esposizione degli incisivi superiori con le labbra a riposo. Questo è fondamentale ad esempio quando trattiamo un caso che presenta alterazioni nell’overbite sia in eccesso che in difetto.

Il caso clinico che presentiamo è un esempio di trattamento in caso di morso aperto anteriore. La paziente chiedeva una terapia ortodontica invisibile fissa linguale senza attacchi, per nascondere completamente la presenza dell’apparecchio e non avere alterazioni fonetiche ed irritazioni alla lingua.

Riabilitazione protesica complessa a seguito di severa usura dentaria

Riabilitazione protesica complessa a seguito di severa usura dentaria

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Con la collaborazione del Dott. Leonardo Bacherini

Parecchi sono i fattori che interagiscono durante la vita di un dente e quindi diverse sono le cause che conducono all’usura dentale. Purtroppo i loro effetti sono cumulativi e irreversibili e, indipendentemente da quale sia il principale responsabile dell’usura, essa comincia immediatamente dopo l’eruzione del dente. Per questa ragione i clinici devono fare diagnosi precocemente quando l’usura si instaura in modo rapido e progressivo in pazienti di giovane eta’.

I processi che sono considerati responsabili dell’usura dentale sono l’attrito, l’erosione, l’abrasione, la demasticazione, l’abfraction e le lesioni cervicali non cariose.

 

Aspettative del paziente

  • Anamnesi patologica remota: bulimia in età adolescenziale
  • Anamnesi patologica prossima: reflusso gastro-esofageo
  • Non fumatrice
  • Anamnesi dentale: la pz lamenta spiccata sensibilità a carico di tutti gli elementi dentari e vorrebbe migliorare l’estetica del suo sorriso; i denti le appaiono corti ed abrasi

Localized Management of Sinus Floor

Localized Management of Sinus Floor

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OBIETTIVI

Il Localized Management of Sinus Floor è una tecnica di rialzo del pavimento del seno per via crestale che si pone l’obiettivo di creare un sito chirurgico per accogliere l’impianto dislocando, all’interno della cavità del seno mascellare, l’intera porzione dell’osso nativo, presente al di sotto del pavimento della cavità sinusale, dislocandola verticalmente a creare la nuova porzione alveolare dell’impianto. Nella configurazione finale, dell’alveolo creato chirurgicamente, la struttura ossea coronale dà la stabilità primaria all’impianto e la porzione di osso coronale, spinta all’interno della cavità sinusale, forma una specie di tenda continua, chiusa dalla membrana distesa, che si riempie di coagulo originato dalle pareti alveolari.

La riparazione dell’alveolo peri-implantare, creato chirurgicamente, è totalmente affidata al fisiologico meccanismo di riparazione dell’alveolo post-estrattivo3-4-13-14.

L’obiettivo è di modificare l’altezza dell’osso naturale disponibile creando un tunnel chirurgico iniziale, che partendo dalla posizione protesica crestale vada, non verticalmente, ma trasversalmente in una direzione parallela all’arco palatino spingendo la spugnosa contro il pavimento del seno mascellare evitando di consumarla e di ridurne il volume residuo.

Estetica in Protesi Totale Rimovibile

Estetica in Protesi Totale Rimovibile

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Dal portaimpronte al manufatto protesico: tecniche per la realizzazione
La perdita degli elementi dentari è percepita dai pazienti come un netto peggioramento della qualità di vita. Benchè negli ultimi anni la prevenzione odontoiatrica abbia raggiunto livelli sempre più confortanti, l’allungamento della vita media si associa spesso ad un aumento dell’incidenza delle malattie parodontali e della perdita di supporto dentario, causando con il tempo una condizione di edentulia totale. Il superamento dei problemi che il paziente edentulo pone nell’ambito della riabilitazione richiede allo specialista di esercitare tutta la sua perizia e stimola la ricerca nel campo di materiali e tecniche innovative. Ogni fase sia clinica che tecnica, infatti, va eseguita nel rispetto di concetti tradizionali, dall’estensione dell’area basale alla precisone dell’interfaccia tra tessuti molli e superficie d’impronta della protesi, dalla funzionalizzazione del bordo alla modellazione del corpo protesico, da una corretta e fisiologica determinazione dei rapporti maxillo-facciali orizzontali e verticali ad un ottimale montaggio dei denti artificiali.