Ortodonzia

13/07/17
L’ortopedia funzionale dei mascellari (ofm) e le sue potenzialità: caso clinico di eruzione guidata di un incisivo superiore incluso
Edoardo Zaffuto

04/02/11
Innovativa tecnica di Ortodonzia provvisorio-guidata: case series
Fabio Cozzolino Anna Mariniello Roberto Sorrentino Marcello Sacchetta

28/12/10
Ripristino della salute parodontale di un incisivo inferiore mediante controllo selettivo del Torque Radicolare con Apparecchiatura Ortodontica Linguale Fissa: case report
Matteo Beretta Nunzio Cirulli Aldo Macchi

24/01/10
Gli attacchi i-TTR: una nuova tipologia di attacchi linguali.
Aldo Macchi Nunzio Cirulli Matteo Beretta Anna Nidoli Anna Mariniello

07/02/08
Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report
Fabio Cozzolino Anna Mariniello

23/01/08
Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Anna Mariniello


Introduzione rivolta ai pazienti che approdano in questa pagina: Il contenuto degli articoli presenti in questa categoria è un contenuto scientifico rivolto ad un pubblico di professionisti del settore. Pertanto si utilizza un linguaggio tecnico e le immagini sono spesso forti e possono urtare la sensibilità di un pubblico non settoriale.

L’ortodonzia si occupa della diagnosi, della prevenzione e della riabilitazione delle malocclusioni dentarie e delle disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare.

Grazie all’applicazione controllata di forze esercitata attraverso apparecchiature fisse o mobili, il trattamento ortodontico ha l’obiettivo di riallineare correttamente i denti migliorando le funzioni orali e l’armonia estetica del volto del paziente.

Solitamente il trattamento ortodontico prevede una fase attiva in cui gli elementi dentali vengono riportati nella loro posizione corretta e una di contenzione, fase di stabilizzazione della terapia resa necessaria perché alla fine del percorso terapeutico i denti non sono ancora del tutto stabili e potrebbe presentarsi una recidiva.

Anche se ogni cura ortodontica va pianificata sul caso clinico specifico, in linea di massima vengono utilizzate due tipologie di apparecchio, quello fisso e quello mobile.

L’apparecchio ortodontico fisso non può essere rimosso autonomamente dal paziente con il vantaggio che le forze necessarie per correggere la malocclusione agiscono 24 ore su 24 con una pressione lieve e costante.

Nonostante l’affidabilità di questo tipo di terapia, diversi pazienti accettano mal volentieri l’apparecchio fisso a causa del suo visibile impatto estetico in quanto il trattamento prevede l’applicazione sui denti di attacchi metallici o in ceramica collegati da un filo ortodontico.

Per mantenere l’efficacia dell’apparecchiatura fissa, ma evitare l’imbarazzo del “sorriso metallico” è possibile optare per l’apparecchio linguale senza attacchi che oltre a essere totalmente invisibile scongiura tutti i fastidi legati all’uso dei brackets.

L’apparecchio mobile è principalmente utilizzato in età infantile in quanto può svolgere la sua funzione anche in presenza di denti decidui. Intervenendo precocemente su problemi ortodontici infatti è possibile evitare o ridurre il tempo della terapia successiva sulla dentatura permanente e ottenere risultati migliori da un punto di vista sia estetico che funzionale.

L’ortopedia funzionale dei mascellari (ofm) e le sue potenzialità: caso clinico di eruzione guidata di un incisivo superiore incluso

L’ortopedia funzionale dei mascellari (ofm) e le sue potenzialità: caso clinico di eruzione guidata di un incisivo superiore incluso

L’Ortopedia Funzionale dei Mascellari (OFM), introdotta ufficialmente nel mondo dell’ortodonzia nel 1936 da Andresen e Haulp come valida alternativa nel trattamento delle malocclusioni, è stata sempre oggetto di passioni profonde sia da parte di seguaci che di avversari.

Intorno alla metà del secolo scorso l’idea di poter intervenire influenzando positivamente o negativamente la crescita dei mascellari veniva fortemente negata alla luce della convinzione dell’esistenza di un programma di crescita esclusivamente determinato dalla genetica e per nulla influenzato dall’ambiente e dalla funzione.

 

Innovativa tecnica di Ortodonzia provvisorio-guidata: case series

Innovativa tecnica di Ortodonzia provvisorio-guidata: case series

 

Viene proposta una metodica innovativa di spostamento ortodontico di elementi dentari monconizzati a fini protesici mediante protesi parziali fisse provvisorie in resina individualizzate con materiali resilienti. Vengono presentati due casi clinici con follow-up a 4 anni.
Caso clinico 1

Si presentava all’osservazione degli operatori un paziente di sesso maschile di 26 anni, precedentemente trattato con una protesi fissa incongrua di tipo full-arch all’arcata mascellare a seguito di un trauma. Il paziente aveva riportato l’avulsione di 21 e la realizzazione del ponte aveva previsto la monconizzazione degli elementi da 15 a 25.

protesi fissa incongrua

 

Ripristino della salute parodontale di un incisivo inferiore mediante controllo selettivo del Torque Radicolare con Apparecchiatura Ortodontica Linguale Fissa: case report

Ripristino della salute parodontale di un incisivo inferiore mediante controllo selettivo del Torque Radicolare con Apparecchiatura Ortodontica Linguale Fissa: case report

La paziente di anni 25, trattata ortodonticamente in passato con apparecchiatura ortodontica fissa, si presenta alla nostra attenzione a causa della progressiva scopertura della radice dell’elemento 4.1, dell’aumento della sensibilità dello stesso e della difficoltà a mantenere una adeguata igiene orale domiciliare.

All’esame clinico si evidenzia una grave recessione gengivale dell’elemento in oggetto, associata a vestibolarizzazione della radice e contatto traumatico con l’antagonista per estrusione.

Presenta inoltre una contenzione fissa all’arcata inferiore, da 3.2 a 4.2, ripetutamente riparata e trasformatasi, per deformazione e bondaggio inadeguato, in un retainer attivo, che mediante una coppia di forze sull’elemento 4.1 ne ha provocato un torque radicolo-vestibolare incontrollato.

Il piano di trattamento ha previsto la rimozione del vecchio retainer, associata ad igiene orale professionale, e l’applicazione di una apparecchiatura linguale fissa mediante attacchi autoleganti i-TT? da 3.4 a 4.4, con l’obiettivo di allineare, livellare il gruppo frontale inferiore, eliminando il trauma occlusale, e correggere il torque radicolare di 4.1, per consentire il recupero di adeguate condizioni di salute parodontale e mantenibilità igienica. (Figg: 01-05)

 

recessione gengivale

 

Gli attacchi i-TTR: una nuova tipologia di attacchi linguali.

Gli attacchi i-TTR: una nuova tipologia di attacchi linguali.

 

L’ortodonzia estetica, iniziata con l’applicazione dei primi attacchi linguali nel 1978 da parte di Fujta e Craven Kurz, ha assunto un’enorme importanza negli ultimi anni.
E’ sempre più frequente la richiesta di trattamento da parte dei pazienti adulti e con essa la necessità di avere delle terapie ortodontiche non visibili. La risposta a queste esigenze ha portato allo sviluppo di tecniche ortodontiche “invisibili”, quale appunto l’ortodonzia linguale, ossia l’applicazione dei brackets sulla superficie interna dei denti.
Gli attacchi i-TTr hanno dato un grande contributo all’ortodonzia linguale. Nati dall’idea e dal progetto del Prof. Aldo Macchi e realizzati dalla Rocky Mountain Orthdontics company(Novaxa Ortodonzia), questi attacchi permettono un controllo preciso dei tre movimenti di tip, torque e rotazione. La denominazione i-TTR si riferisce appunto alla possibilità del controllo modulare, da cui l’acronimo, T orque, T ip e R otazione. L’i-TTR è un attacco non Edgewise a bassa frizione. Presenta 2 slots auto leganti per l’inserzione di archi tondi ed un tubo centrale a sezione rettangolare per l’inserzione di ausiliari o di ancoraggio o di movimento ortodontico attivo.
i-TTR

attacchi linguali

 

Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report

Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report

 

Nella progettazione di un piano di trattamento di un paziente implanto-protesico, ai fini di una prognosi fausta della riabilitazione a lungo termine, è fondamentale l’approccio multidisciplinare. Tuttavia a volte, nonostante l’impegno a realizzare un piano di trattamento ideale, può accadere di doversi confrontare con uno spazio incongruo al momento di inizio delle procedure protesiche.
Tale evenienza può essere dovuta o ad una mancata stabilità occlusale, erroneamente non corretta all’inizio del trattamento, o alla scarsa compliance dei pazienti che, spesso, non rispettano i tempi dei richiami periodici stabiliti dall’odontoiatra.
In assenza di un corretto ingranaggio occlusale e/o di opportuni mantenitori di spazio, gli elementi dentari adiacenti ad una sella edentula, infatti, possono andare incontro a versioni anche di pochi decimi di millimetro che esitano, però, in complicanze protesiche tutt’altro che trascurabili. Nei casi più estremi, come in questo caso, può risultare addirittura impossibile accoppiare le componentistiche implanto-protesiche a causa di uno spazio di accesso occlusale insufficiente per accedere al collo dell’impianto.
Pertanto sfruttando l’impianto che, essendo osteointegrato, è un punto fermo di ancoraggio e non può quindi spostarsi dalla sua posizione, ho ideato una tecnica per spostare gli elementi dentari. L’idea è nata osservando lo spazio che si crea mesialmente e distalmente ai molari utilizzando gli elastici separatori per l’inserimento delle bande in ortodonzia. Tale tecnica permette di risolvere semplicemente problematiche di recupero spazio in maniera non invasiva. Determina un movimento ortodontico di inclinazione incontrollata indicato per la risoluzione di tali inclinazioni dentarie.

Case report

Il paziente S.R., di sesso maschile e 32 anni di età, era stato sottoposto con successo a terapia chirurgica implantare in regione 16, al fine di sostituire un elemento dentario precedentemente avulso.
Una attenta analisi degli spazi era stata effettuata durante la pianificazione del trattamento per poter inserire la fixture in una posizione protesicamente guidata ottimale. Ciò nonostante, il paziente era mancato più volte ai controlli periodici richiesti, presentandosi dopo 2 anni dalla chirurgia implantare. E’ stata immediatamente evidenziata una mesio-versione dell’elemento 17 (figg.1-2) intervenuta in quel lasso di tempo.
Recupero spazio
Spazio impianto
Tale mesio-versione inficiava la pianificazione restaurativa programmata, rendendo necessaria la distalizzazione della corona dell’elemento 17 al fine di riaprire correttamente lo spazio protesico. Il paziente, però, ha rifiutato sia la realizzazione di un intarsio sull’elemento 17, giustificato esclusivamente dalla possibilità di recuperare almeno parte di tale spazio modificando il profilo mesiale del dente, sia una tradizionale terapia ortodontica.
Si è proceduto, pertanto, all’avvitamento di un abutment implantare pieno (figg.3) che è stato, poi, preparato intraoralmente per ottimizzare gli spessori sia in senso mesiodistale che in senso occlusale necessari alla realizzazione del manufatto protesico definitivo (figg.4-5-6).Pilastro
Pilastro Straumann
Preparazione moncone Preparazione impianto

Di seguito, è stata effettuata una tradizionale ribasatura intraorale con resina autopolimerizzante di una corona provvisoria in resina acrilica realizzata in laboratorio (fig.7). La rifinitura di quest’ultima è stata invece realizzata extraoralmente utilizzando un analogo implantare da laboratorio (fig.8), in modo da rendere ottimale la chiusura del margine e riducendo il discomfort del paziente (figg.9-10-11-12-13).
Ribasatura

 

Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss

Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss

CASO COMPLESSO MULTIDISCIPLINARE RISOLTO CON UN TRATTAMENTO DI ORTODONZIA ESTETICA ED INVISIBILE,E CON UN TRATTAMENTO IMPLANTARE CONTESTUALE AD UNA RIGENERAZIONE OSSEA.



Questo che oggi vogliamo presentare è un caso di implantologia associata a GBR contemporanea ad un approccio ortodontico.Si tratta di un caso complesso di terapia implantare associata a rigenerazione ossea guidata mediante l’utilizzo di una membrana di tipo riassorbibile Bio-gide ed un innesto di osso autogeno misto a Bio-oss. Contemporaneamente è stata eseguita una ortodonzia di tipo estetico con attacchi in ceramica e microviti all’arcata superiore e di tipo invisibile senza attacchi mediante l’utilizzo di retainer preattivati all’arcata inferiore.

La prima cosa importante da dire è che è molto importante in campo rigenerativo il tipo di membrana utilizzata.
Sappiamo oggi che solo una membrana non riassorbibile in Gore-tex può garantire un risultato predicibile nelle rigenerazioni ossee complesse.
Mentre solo nei casi più semplici e con un buon potenziale rigenerativo possiamo utilizzare membrane riassorbibili opportunamente stabilizzate.

Per la stabilizzazione di membrane riassorbibili ci si può avvalere oggi di chiodini riassorbili (Resor Pin, Geistlich), oppure possiamo utilizzare artifici come l’apposizione di cerottini di membrana ritagliati, come consigliato dal Prof. Massimo Simion, oppure forando la membrana stabilizzandola al collo dell’impianto.

Nel caso in questione il paziente, giunto alla nostra osservazione, riferisce la presenza di ascessi ripetuti in zona 14; Presenta, inoltre, prima classe molare e canina destra e sinistra con morso profondo ed affollamento dentario inferiore.
Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-gide e Bio-oss
Biogide