Implantologia

01/10/15
Riabilitazione di edentulia mascellare con chirurgia implantare computer-guidata e protesi provvisoria a carico immediato
Fabio Cozzolino Roberto Sorrentino Luigi De Stefano

17/10/13
Split Crest controllata e rigenerazione ossea guidata (GBR) contestuali al posizionamento degli impianti: razionale e limiti nelle applicazioni cliniche in regione estetica.
Fabio Cozzolino Dario Mari Roberto Sorrentino

04/10/12
Chirurgia Implantare Guidata Straumann con Protesi a Carico Immediato e software Codiagnostix
Fabio Cozzolino Roberto Sorrentino Odt. Sig. Vincenzo Mutone

06/12/11
Chirurgia implantare guidata Nobel Guide e software Nobel Clinician
Roberto Sorrentino Fabio Cozzolino Odt. Sig. Vincenzo Mutone

27/07/11
Membrana liquida Membragel Straumann. Un nuovo contributo alla Rigenerazione Ossea Guidata.
Fabio Cozzolino

21/06/11
Riabilitazione mandibolare mediante full-arch in zirconia e mesostruttura metallica con impianti Straumann: case report
Roberto Sorrentino Fabio Cozzolino

02/07/10
Split Crest Controllata e Chirurgia Sonica
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Roberto Sorrentino Odt. Sig. Vincenzo Mutone

16/07/09
Agenesia dei laterali trattata con impianti Straumann Bone Level e monconi in zirconia Etkon
Fabio Cozzolino Roberto Sorrentino Anna Mariniello Odt. Sig. Vincenzo Mutone

10/12/08
Posizionamento degli impianti in Zona Estetica.
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino

22/07/08
Mini rialzo del seno mascellare mediante Sincrest
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino

03/07/08
Punte soniche Sonosurgery Komet: tecnica ERE (Edentulous ridge Expansion) in due tempi
Ivo Agabiti

17/03/08
Espansione ossea controllata
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Anna Mariniello

07/02/08
Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report
Fabio Cozzolino Anna Mariniello

23/01/08
Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Anna Mariniello

15/12/07
Impianti Straumann Bone Level
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Anna Mariniello

24/10/07
Impianti Straumann: riabilitazione di edentulia totale mandibolare con overdenture a supporto implantare mediante sistema di ancoraggio Locator®
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Carlo Montesarchio

18/10/07
Impianti Straumann post-estrattivi ritardati inseriti in regione molare
Fabio Cozzolino Giuseppe Cozzolino Odt. Sig. Vincenzo Mutone


Introduzione rivolta ai pazienti che approdano in questa pagina: Il contenuto degli articoli presenti in questa categoria è un contenuto scientifico rivolto ad un pubblico di professionisti del settore. Pertanto si utilizza un linguaggio tecnico e le immagini sono spesso forti e possono urtare la sensibilità di un pubblico non settoriale.

Perdere uno o più denti può essere un vero trauma per il paziente, non solo perché si troverà ad affrontare problemi riguardanti la masticazione e la fonazione, ma per anche per le ricadute negative che può avere sia sulla sua autostima e sia nella vita relazionale tanto da non riuscire più a vivere serenamente il proprio rapporto con gli altri.

Se diversi anni fa la soluzione a questo problema erano le dentiere, oggi quando possibile è preferibile iniziare un percorso terapeutico che prevede l’utilizzo degli impianti dentali, un sistema sicuramente più duraturo e meno fastidioso di una protesi mobile.

Con l’implantologia osteointegrata i denti vengono sostituiti con radici artificiali in titanio ancorate all’osso. Oggi grazie a nuove leghe molto resistenti in titanio zirconia è possibile utilizzare impianti più sottili e più corti che consentono di effettuare un intervento di implantologia anche in condizioni di scarsa quantità ossea.

In casi più gravi invece si praticano manovre di rigenerazione ossea in modo creare volumi idonei ad alloggiare un impianto. Ovviamente un intervento di implantologia deve essere svolto solo ed esclusivamente nei casi dove è necessario, quando possibile si cerca in tutti i modi di preservare il dente naturale del paziente.

Molti hanno timore di sottoporsi a un intervento simile per via della paura del dolore e del timore che qualcosa possa non andare secondo i piani. In realtà l’operazione dura all’incirca 30 minuti (se non è necessaria la rigenerazione ossea), è svolta in anestesia locale ed è poco invasivo grazie al nuovo approccio dell’implantologia guidata.

L’intervento infatti viene progettato al computer grazie a un software 3D dopo l’esecuzione di una TAC delle ossa mascellari, utilizzando una mascherina radiologica che verrà trasformata in mascherina chirurgica grazie alla quale sarà possibile inserire l’impianto dentale in modo preciso riducendo i fastidi per il paziente e garantendo una maggiore prevedibilità dei risultati.

Normalmente per ottenere una corretta osteointegrazione è necessario attendere dalla 4 alle 12 settimane prima di poter applicare un carico sull’impianto. In particolari situazioni cliniche però è possibile svolgere un intervento di chirurgia implantare a carico immediato che permette di applicare una forza su un impianto al momento stesso dell’operazione mediante il posizionamento di un manufatto protesico direttamente avvitato sull’impianto.

Riabilitazione di edentulia mascellare con chirurgia implantare computer-guidata e protesi provvisoria a carico immediato

Riabilitazione di edentulia mascellare con chirurgia implantare computer-guidata e protesi provvisoria a carico immediato

Implantologia guidata con protesi provvisoria avvitata a carico immediato di tipo full-arch realizzata con tecnologia CAD-CAM

 

All’attenzione degli autori si presentava una paziente di sesso femminile di 41 anni di età nella quale si evidenziava l’assenza di elementi dentari multipli ad entrambe le arcate dentarie e permanenza di pochi elementi dei quali alcuni fratturati e non vitali. La paziente, in buone condizioni di salute generale ma con carente igiene orale, presentava, inoltre, perdita di dimensione verticale di occlusione (DVO), insufficiente supporto labiale e spazi protesici ridotti dalla macroglossia. La paziente lamentava severi problemi di carattere funzionale, legati sia alla masticazione che alla fonazione, nonchè rilevanti problemi di ordine estetico, causati prevalentemente dalla totale invisibilità degli elementi mascellari sia a riposo sia durante la funzione.

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Split Crest controllata e rigenerazione ossea guidata (GBR) contestuali al posizionamento degli impianti: razionale e limiti nelle applicazioni cliniche in regione estetica.

Split Crest controllata e rigenerazione ossea guidata (GBR) contestuali al posizionamento degli impianti: razionale e limiti nelle applicazioni cliniche in regione estetica.

La nostra esperienza nel medio-termine.

Introduzione

 

Alla luce delle più attuali indicazioni della letteratura scientifica, nelle riabilitazioni implanto-protesiche è necessario inserire impianti in posizione protesicamente guidata, anche in presenza di riassorbimenti ossei orizzontali e/o verticali. A tal scopo, possono essere utilizzate diverse tecniche ricostruttive per ripristinare un’anatomia ossea che consenta un adeguato inserimento implantare.
Tra le tecniche a disposizione, gli autori hanno maturato maggiore esperienza con la “Edentulous Ridge Expansion” (E.R.E.), presentata nel 1994 dai Dott. Bruschi e Scipioni.
La tecnica sfrutta il potenziale riparativo dell’osso spugnoso, associato ad un attento approccio chirurgico con conservazione del periostio. La fessura intraossea è inizialmente colmata da un coagulo ematico che, con il trascorrere dei giorni (circa 40), si trasforma in tessuto osteoide. Quest’ultimo, a sua volta, tende progressivamente (dopo circa 90-120 giorni) a maturare per un incremento della mineralizzazione della matrice extracellulare e la trasformazione degli osteoblasti in osteociti.
Nella rigenerazione ossea con split-crest è fondamentale assicurare un’ottimale base trofica all’osso, garantendo al tassello uno spessore minimo di 1-1.5 mm; inoltre, è necessaria un’abbondante irrorazione sanguigna periostale. Ciò permette di limitare l’insorgenza di fenestrazioni, deiscenze o necrosi del piatto osseo vestibolare durante le fasi di inserimento e guarigione degli impianti.
La tecnica E.R.E. è indicata in creste a lama di coltello con un’altezza di almeno 10 mm ed uno spessore minimo di 4 mm.

 

Chirurgia Implantare Guidata Straumann con Protesi a Carico Immediato e software Codiagnostix

Chirurgia Implantare Guidata Straumann con Protesi a Carico Immediato e software Codiagnostix

Edentulia totale mascellare e mandibolare riabilitata con impianti a carico immediato e protesi provvisorie avvitate di tipo full-arch 

SITUAZIONE INIZIALE
                
Si presentava all’osservazione degli autori una paziente di sesso femminile di 54 anni di età interessata da edentulia totale ad entrambe le arcate dentarie.

- (7) ortopantomografia

All’anamnesi, la paziente riferiva una storia clinica di severa parodontite cronica dell’adulto. L’edentulia totale mascellare sussisteva da circa 3 anni mentre all’arcata mandibolare le estrazioni più recenti erano state effettuate circa 6 mesi prima che la paziente giungesse all’osservazione degli autori. Le condizioni di salute generale e di igiene orale erano buone.
All’esame clinico, si rilevava la presenza di due protesi totali rimovibili (mascellare e mandibolare) del tutto insoddisfacenti soggettivamente ed oggettivamente sia per funzione che per estetica.

 

Chirurgia implantare guidata Nobel Guide e software Nobel Clinician

Chirurgia implantare guidata Nobel Guide e software Nobel Clinician

Edentulia totale mascellare riabilitata con impianti a carico immediato paralleli ed angolati con protesi provvisoria avvitata di tipo full-arch 

SITUAZIONE INIZIALE

Si presentava all’osservazione degli autori una paziente di sesso femminile di 65 anni di età interessata da edentulia totale all’arcata mascellare.
Al momento dell’anamnesi, la paziente riferiva una storia clinica di parodontite cronica dell’adulto; l’edentulia totale mascellare sussisteva da circa 9 anni. Le condizioni di salute generale e di igiene orale erano buone. La paziente si dichiarava una fumatrice moderata (circa 10 sigarette al giorno).
All’esame clinico, si rilevava la presenza di una protesi totale rimovibile all’arcata mascellare, (Fig. 1-2) giudicata soddisfacente sia da un punto di vista occlusale che da un punto di vista morfologico; di contro, l’estetica appariva insoddisfacente a causa di usure e pigmentazioni degli elementi protesici.
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Membrana liquida Membragel Straumann. Un nuovo contributo alla Rigenerazione Ossea Guidata.

Membrana liquida Membragel Straumann. Un nuovo contributo alla Rigenerazione Ossea Guidata.

 

La Straumann® Membragel™ è una membrana riassorbibile tecnologicamente avanzata che semplifica notevolmente le procedure cliniche di rigenerazione ossea guidata (GBR).
La tecnica di applicazione della membrana liquida è molto semplice, rapida e precisa. Una volta solidificata, la membrana stabilizza il materiale di innesto osseo offrendo proprietà di barriera che durano per 4 – 6 mesi prima della biodegradazione.
Dati da studi preclinici dimostrano che la Membragel™ si degrada significativamente più lentamente rispetto ad una membrana standard in collagene, presentando un eccellente grado di biocompatibilità con i tessuti circostanti.
Grazie alla sua consistenza simile ad un gel, può essere applicata con precisione sul difetto osseo al di sopra del materiale da innesto. Per la stabilizzazione, è sufficiente estendere la membrana 1 – 2 mm oltre i margini del difetto osseo.
L’uso della Straumann® Membragel™ comporta la formazione di tessuto osseo neoformato in quantità simile a quello ottenibile con membrane ePTFE non riassorbibili.
La Straumann® Membragel™ è indicata nelle procedure di rigenerazione ossea guidata quali:
· difetti periimplantari (deiscenze, fenestrazioni);
· siti post estrattivi;
· difetti ossei orizzontali.
La Straumann® Membragel™ è composta da PEG (glicole polietilenico). La sua gelificazione è attivata dalla combinazione di PEG A (che contiene acrilato come gruppo funzionale terminale), PEG B (che contiene tiolo come gruppo funzionale terminale) e degli attivatori A (modificatore della viscosità) e B (soluzione isotonica chimica che crea un PH ottimale per la reazione chimica).
I componenti di PEG A e B formano una rete molecolare di glicole di polietilene (PEG) che crea una barriera impedendo il passaggio delle cellule dei tessuti molli, rimanendo al contempo permeabile alle sostanze nutritive.
La biodegradazione della membrana avviene per idrolisi e non comporta acidificazione dei tessuti circostanti.
In Italia, la sperimentazione clinica relativa a tale innovativa membrana è stata effettuata dal gruppo coordinato dal Prof. Luca Cordaro, Direttore dell’Istituto Eastman di Roma.

 

Riabilitazione mandibolare mediante full-arch in zirconia e mesostruttura metallica con impianti Straumann: case report

Riabilitazione mandibolare mediante full-arch in zirconia e mesostruttura metallica con impianti Straumann: case report

Una paziente di sesso femminile di 63 anni di età si presentava all’osservazione degli autori con gli esiti di una marcata parodontite cronica all’arcata mandibolare. Residuavano in arcata il 33 ed il 44, impiegati come pilastri di una protesi parziale rimovibile in resina e ganci in filo che risultava incongrua sia da un punto di vista funzionale sia sotto il profilo estetico. Inoltre, si evidenziava la presenza di una corona in metallo-ceramica sul 33 con margine ampiamente sopragengivale e con un connettore metallico esposto nella regione mesiale; all’atto della raccolta anamnestica, la paziente riferiva la presenza di una pregressa protesi parziale fissa in metallo-ceramica che solidarizzava il gruppo frontale mandibolare, realizzata per limitare il discomfort legato alla mobilità di tali elementi dentari. All’arcata superiore, la paziente mostrava una protesi totale rimovibile incongrua sotto il profilo estetico ma adattabile ad una soddisfacente funzione stomatognatica.

edentulia mascellare

 

Split Crest Controllata e Chirurgia Sonica

Split Crest Controllata e Chirurgia Sonica


RIABILITAZIONE IMPLANTARE E PROTESICA CON ESPANSIONE OSSEA CONTROLLATA MEDIANTE PUNTE SONICHE SONOSURGERY ED ESPANSORI OSSEI A VITE (OSTWILL)

 

In implantoprotesi è fondamentale il concetto di posizionamento protesicamente guidato di un impianto: l’impianto non deve più essere posizionato dove c’è osso (come si era soliti fare quando non esistevano ancora delle tecniche rigenerative predicibili), ma il chirurgo deve inserire delle fixture di forma e dimensione adeguata ai denti da sostituire in modo da ottenere dei validi profili di emergenza, e nella giusta posizione m-d e v-l in modo che le forze masticatorie possano essere scaricate lungo l’asse dell’ impianto.

Una delle limitazioni anatomiche più frequenti che ci impedisce un corretto posizionamento implantare, è il riassorbimento osseo orizzontale che si verifica in maniera più o meno marcata dopo l’estrazione di un dente.

In effetti in alcuni casi, anche se apparentemente la quota ossea in senso vestibolo-palatale sembrerebbe permetterci l’inserzione della fixture senza dover effettuare alcuna manovra rigenerativa, tale riassorbimento orizzontale sposta il centro della cresta ossea in posizione più palatale. Inserire l’impianto senza riportare il centro della cresta in posizione più vestibolare, ci porterebbe a volte ad avere un profilo di emergenza della protesi non corretto con problemi a medio e lungo termine.

Una delle tecniche ricostruttive più predicibili per aumentare la quota ossea vestibolare è l’osteotomia sagittale della cresta (E.R.E.) sviluppata dai Dott.Bruschi e Scipioni. Tale tecnica ha un’altissima percentuale di successo (98-100%) ed è la tecnica che mostra la minore contrazione volumetrica a lungo termine poiché viene lasciato in situ il piatto osseo vestibolare con una irrorazione sia endostale che periostale che ne limita notevolmente il riassorbimento secondario.

Nel caso preso in esame ci veniva inviato un paziente per l’inserimento di un impianto endo-osseo in zona 13; il dente era stato estratto un anno prima per motivi parodontali.

split crest controllata con chirurgia sonica

 

Agenesia dei laterali trattata con impianti Straumann Bone Level e monconi in zirconia Etkon

Agenesia dei laterali trattata con impianti Straumann Bone Level e monconi in zirconia Etkon

PARTE PROTESICA

 

E’ stata precedentemente illustrata la FASE CHIRURGICA di un caso di agenesia di due laterali trattati mediante l’inserimento di due impianti Straumann Bone Level SLActive di diametro 4,1 lunghi 10 mm.

Il paziente PA, di sesso maschile e 23 anni di età, affetto da agenesia bilaterale degli incisivi laterali mascellari, veniva esaustivamente istruito in merito alle possibilità terapeutiche disponibili per la sua riabilitazione protesica. Precedentemente e successivamente all’inserimento degli impianti il paziente veniva sottoposto a terapia ortodontica. Il paziente giungeva alla nostra osservazione infatti con una malocclusione caratterizzata da morso profondo, una prima classe molare e canina a destra, mentre a sinistra presentava una prima classe molare e un testa a testa canino, per mesializzazione del 23.

agenesia denti impianti straumann bone level zirconia etkon

 

Posizionamento degli impianti in Zona Estetica.

Posizionamento degli impianti in Zona Estetica.

La sostituzione del dente singolo è da sempre una delle sfide più complesse per l’implantologo. Le aspettative del paziente sono ormai altissime ed un piccolo errore nella gestione dell’intervento può causare danni estetici più o meno gravi. Per un buon risultato è fondamentale inserire l’impianto in una posizione protesicamente guidata anche mediante l’ausilio di stent chirurgici, importantissimi per avere sempre dei punti di riferimento al momento della chirurgia: non si può posizionare l’impianto dove c’è osso, ma è l’osso che deve essere rigenerato dove abbiamo necessità di inserire la fixture.
In senso M-D, l’impianto deve essere inserito al centro della linea che unisce i denti adiacenti, anche se nel caso di un incisivo centrale superiore, la fixture può essere posta in posizione leggermente più distale rispetto al centrale controlaterale, poiché si deve rispettare il surplus mesiale che dovrà avere la corona definitiva. In senso M-D bisogna porre estrema attenzione alla distanza residua tra impianto e denti adiacenti: bisogna lasciare almeno 1,5 mm di spazio per la maturazione della papilla. La formazione della papilla non dipende dall’impianto, bensì dal supporto osseo sottostante; i tessuti molli seguono infatti l’osso nei suoi processi di rimodellamento.
E’ stato dimostrato che lo spessore medio dei tessuti molli è 4,3mm ± 1mm. Tarnow ha osservato che la presenza della papilla dipende dalla distanza esistente tra la cresta ossea e il punto di contatto: quando questa distanza è = 5mm avremo sempre una completa maturazione della papilla. Già quando questa distanza aumenta a 6mm, nel 50% dei casi si riscontrerà una papilla aperta con la presenza del classico “buco nero”. Per questo motivo, quando si effettua un restauro protesico su impianti in zona anteriore, bisogna cercare di portare il punto di contatto il più apicalmente possibile, per evitare la perdita di tessuti molli.

 

Mini rialzo del seno mascellare mediante Sincrest

Mini rialzo del seno mascellare mediante Sincrest

TECNICA MINI INVASIVA DI RIALZO DEL SENO MASCELLARE PER VIA CRESTALE

Dott. Fabio Cozzolino

Dott. Giuseppe Cozzolino

L’inserimento di impianti nelle zone posteriori del mascellare superiore può mostrare problematiche tecniche non indifferenti. Molto spesso dobbiamo confrontarci con quote ossee ridotte in senso corono-apicale dovute a riassorbimenti ossei crestali oppure a pneumatizzazione del seno mascellare, soprattutto quando in queste zone sono state effettuate estrazioni già da molti anni.

Se l’altezza ridotta è dovuta principalmente a riassorbimenti ossei crestali, prima di inserire impianti bisogna rigenerare l’osso in senso coronale per evitare la protesizzazione con denti troppo lunghi che comporterebbero un rapporto sfavorevole corona/radice.

Quando invece il riassorbimento è dovuto principalmente alla pneumatizzazione del seno mascellare, è importante valutare la quantità di osso residuo.
Se, infatti, l’altezza ossea è <> 4mm, abbiamo osso a sufficienza per ottenere la stabilità primaria dell’impianto; in questo caso la chirurgia sarà effettuata in un unico tempo eseguendo un mini-rialzo del seno mascellare contestualmente all’inserimento della fixture.

La tecnica di mini-rialzo del seno mascellare mediante osteotomi, illustrata da Summers nel 1994, prevede la preparazione del sito implantare fino a 2 mm dal pavimento del seno. A questo punto, mediante l’utilizzo di un osteotomo concavo, si procede alla frattura dei 2 mm residui di osso e si inserisce il bio-materiale determinando il sollevamento della membrana di Schneider aiutandosi con gli osteotomi . Secondo questa tecnica sarà la spinta del bio-materiale a sollevare il pavimento del seno e gli osteotomi non dovranno mai penetrare nel seno mascellare.

Sollevato il pavimento del seno, si può procedere all’inserimento dell’impianto. La tecnica del mini-rialzo, quando può essere utilizzata, offre notevoli vantaggi rispetto al grande rialzo del seno mascellare.

Con questa tecnica, infatti, il paziente necessita di un unico intervento chirurgico con una morbilità notevolmente inferiore rispetto al grande rialzo, si riducono sensibilmente i rischi di complicanze vascolari ed infine si abbattono sensibilmente i tempi della riabilitazione protesica.

Come svantaggio bisogna dire che con tale tecnica operiamo alla cieca, senza una visibilità diretta e pertanto aumenta notevolmente il rischio di lacerare la membrana di Schneider che a volte risulta avere uno spessore di pochi decimi di millimetro.

In questo lavoro analizziamo un nuovo dispositivo prodotto dalla Meta che dovrebbe permettere di sollevare il pavimento del seno in modo più sicuro e controllato.

Il SinCrest è un kit per rialzo del pavimento del seno mascellare per via crestale composto da frese per manipolo elettrico, stop di profondità di altezze differenti e da un osteotomo manuale. L’osteotomo manuale è stato progettato per ottenere la frattura controllata del pavimento osseo in corrispondenza della mucosa del seno mascellare senza danneggiare la mucosa stessa.

La paziente, di 64 anni, non fumatrice, giunge alla nostra osservazione lamentando una scarsa efficienza masticatoria dopo aver subito l’estrazione dei sesti superiori molti anni prima, non sostituiti protesicamente. Radiograficamente si evidenzia una quota ossea ridotta in altezza a causa della pneumatizzazione dei seni mascellari.

Dalle rx endorali effettuate con centratori di Rinn, e dalla Tac, l’altezza residua è valutata in poco meno di 8 mm. Decidiamo dunque per l’inserimento di impianti contestualmente ad un rialzo del pavimento del seno per via crestale mediante il dispositivo SinCrest.

 

Punte soniche Sonosurgery Komet: tecnica ERE (Edentulous ridge Expansion) in due tempi

Punte soniche Sonosurgery Komet: tecnica ERE (Edentulous ridge Expansion) in due tempi

 

In implantoprotesi si ha la necessità di inserire impianti con le caratteristiche di forma e dimensione adeguata ai denti che si debbono sostituire, che siano in asse con le forze di carico e che permettano di creare un profilo di emergenza ideale delle corone. Tutto ciò mette sovente il chirurgo nella condizione di dover incrementare la larghezza della cresta ossea residua, mettendo in atto delle manovre finalizzate a questo scopo. Fra tutte le tecniche di augmentation conosciute,una recente revisione della letteratura scientifica, indica la split-crest come una fra le metodiche chirurgiche più predicibili, con percentuali di successo del 98-100 % (Chiapasco 2006) e con la minore incidenza di contrazione volumetrica durante e dopo le fasi di guarigione. Nel caso preso in esame, si è usata la splitcrested in particolare la tecnica ERE (Edentolous Ridge Expansion, Bruschi e Scipioni); il protocollo chirurgico di questa tecnica di allargamento crestale, prevede un lembo chirurgico eseguito a spessore parziale, per non causare il deperiostamento dellosso corticale. Il tessuto viene poi riposizionato apicalmente; vengono lasciati guarire per seconda intenzione, sia la ferita gengivale che quella del tessuto mineralizzato. L’impianto è stato reso transmucoso dall’inserimento contestuale nella fase chirurgica,dell’healing abutment . Quando ci si trova di fronte a creste particolarmente sottili e con la midollare poco rappresentata o ancora con un osso poco elastico che non si lascia facilmente distrarre, è preferibile adottare la tecnica in due tempi, differendo gli interventi fra di loro di 40/50 giorni. Come sappiamo losso nel primo periodo di riparazione, attraversa la fase osteoclastica della guarigione, perdendo parte della componente mineralizzata e rendendo la struttura del tessuto molto più elastica (woven bone), di conseguenza verrà notevolmente facilitata la manovra di distrazione. Per eseguire I tagli ossei primari sagittali e di scarico come da protocollo, che ricordo servono a programmare le linee di cedimento delle pareti ossee da distrarre; gli strumenti utilizzabili possono essere molteplici: manuali, rotanti, reciprocanti, piezoelettrici ecc. Lultimo dispositivo nato per questo scopo, sfrutta il movimento sonico micro-vibrante dei manipoli azionati ad aria (tipo Sonicflex kavo). Gli strumenti sonici Sonosurgery bonetips, sono prodotti dalla ditta Komet (Gebr. Basseler DE), costruiti in 3 forme che ben si adattano a raggiungere tutte le zone di intervento in bocca, anche le più inaccessibili. Una caratteristica molto importante di questo set di punte e di avere una sezione sottilissima di taglio pari a 0,2 mm, non consentita ad altri strumenti attualmente conosciuti per questo scopo, neanche ai piezochirurgici. Questo fatto permette di economizzare osso prezioso e nel contempo di non produrre aumento termico; infatti l’esiguità della massa metallica delle lame limita l’accumulo di calore che viene immediatamente dissipato. In aggiunta questi strumenti possiedono la caratteristica deltaglio selettivo per il tessuto osseo e assicurano il rispetto assoluto dellintegrità dei tessuti molli, caratteristica dovuta alla lentezza del movimento rispetto ad altri sistemi, ma soprattutto perché lo strumento non necessita di alcuna pressione durante l’utilizzo.

1° foto: Condizione iniziale della sella edentula inferiore destra.

Espansione cresta edentula

 

Espansione ossea controllata

Espansione ossea controllata

 

TECNICA NUOVA DI ESPANSIONE OSSEA CONTROLLATA : CASO CLINICO MULTIDISCIPLINARE. (PARTE CHIRURGICA ED ORTODONTICA)

FASE PROTESICA

 

Nelle riabilitazioni implanto-protesiche, la presenza di riassorbimenti ossei orizzontali e/o verticali rappresenta una delle più frequenti limitazioni anatomiche che impedisce il posizionamento degli impianti.

Quando le basi ossee non sono adatte al posizionamento di impianti, possono essere utilizzate tecniche ricostruttive per ripristinare un’anatomia ossea che consenta l’inserimento di impianti di numero e lunghezza tali da permettere una corretta riabilitazione dell’arcata.

In presenza di gravi atrofie orizzontali della cresta, le tecniche attualmente utilizzate per il ripristino di una corretta dimensione vestibolo-orale, sono:

Tecniche rigenerative (Guided Bone Regeneration);

Innesti ossei;

Tecniche espansive;

Osteodistrazione;

Osteotomia sagittale della cresta (ERE);

Estension Crest;

Tecniche combinate (tecniche rigenerative + tecniche espansive).

La tecnica edentolous ridge expansion (E.R.E.) fu sviluppata nel 1986 e presentata 2 anni più tardi dai Dott. Bruschi e Scipioni. Subendo nel tempo evoluzioni e perfezionamenti è attualmente utilizzata per ristabilire dimensioni oro facciali adeguate di creste alveolari atrofiche durante l’inserzione degli impianti senza l’induzione di membrane e di materiali osteoinduttori o osteoconduttori.

I risultati di uno studio condotto su siti edentuli trattati con la tecnica ERE hanno confermato che nella fessura infraossea creata chirurgicamente si verifica una rigenerazione ossea completa e si ottiene lo stesso grado di osteointegrazione osservato sui vicini siti controllo trattati con la tecnica chirurgica implantare tradizionale. La tecnica utilizza il normale potenziale riparativo dell’osso spugnoso, potenziato da un attento approccio chirurgico con conservazione del periostio, usato in combinazione con le tecniche di guarigione per seconda intenzione. La fessura intraossea è, inizialmente, riempita da un coagulo; quindi con il trascorrere dei giorni (circa 40) inizia la formazione di tessuto osteoide che tende progressivamente (dopo circa 90-120 giorni) a maturare per un incremento della mineralizzazione della matrice e la trasformazione di osteoblasti in osteociti.

I due prerequisiti fondamentali per la rigenerazione ossea dopo split crest sono:

1. una base nutrizionale solida, fornita dallo spessore minimo di 1-1,5 mm dei lembi ossei;

2. un’abbondante irrorazione sanguigna periostale conducente alla neoformazione vasale necessaria per le trabecole neoformate.

Ciò permette di evitare fenestrazioni, deiscenze o necrosi del piatto osseo vestibolare durante le fasi di inserzione e guarigione degli impianti osteointegrati.

La tecnica E.R.E. è indicata in creste a lama di coltello con un’altezza di almeno 10 mm e uno spessore minimo di 4 mm.
Prevede un’incisione crestale per il rilasciamento di un lembo a spessore parziale sia in direzione vestibolare che palatale. Qualora risulti necessario, si eseguono due incisioni di rilascio nei limiti mesiali e distali dell’area chirurgica. Dopo il sollevamento dei lembi si prosegue con un’incisione nell’osso a centro cresta che si approfondisce fino a circa 5-7 mm; si effettuano, poi, due incisioni parallele, transperiostali nella compagine ossea: ne risultano due solchi verticali nel piatto corticale vestibolare. Successivamente uno scalpello è inserito nell’incisione crestale e battuto delicatamente con un martelletto, fino a raggiungere la base della fessura; solo in questo momento dopo aver lavorato come un cuneo, lo scalpello sarà utilizzato come leva per dislocare il piatto buccale in direzione vestibolare.
Il periodo di guarigione degli impianti inseriti con la tecnica ERE è identico al periodo prescritto per le usuali procedure.
Oggi poi si è visto che sembra esserci una maggiore stabilità nel tempo dell’osso rigenerato mediante espansione ossea rispetto a quello ottenuto mediante manovre di rigenerazione ossea guidata (Gbr) che tende a riassorbirsi nel tempo.

Lo svantaggio di tale tecnica ERE è il rischio di frattura del tassello vestibolare durante l’azione dello scalpello, non riuscendo a controllare la forza impressa durante il martellamento dello stesso.
Pertanto non è una tecnica totalmente predicibile.
er ovviare a tale rischio il lembo viene inciso a spessore parziale proprio per garantire un irrorazione della corticale ossea in caso di frattura. Se da un lato il lembo a spessore parziale ci preserva da questo rischio, dall’altro non scollare il periostio non ci permette di associare tecniche di rigenerazione ossea.

Qualche anno fa è stata presentata la tecnica di Estension Crest.

Tale tecnica prevede, dopo aver eseguito il taglio in cresta ed espanso l’osso di 2 mm , l’inserimento di un distrattore dello spessore di 2 mm che viene attivato mediante una vite e porta nell’immediato all’arcata superiore, o in più giorni all’arcata inferiore all’espansione della cresta.
Tale tecnica ha il vantaggio di controllare l’espansione e renderla più predicibile. Un grosso svantaggio invece è lo spessore dello strumento. Avendo oggi a disposizione impianti di 3 mm di diametro ed essendo il loro uso ormai considerato predicibile, una volta espanso l’osso di 2 mm per inserire l’Estension Crest mancherebbe un solo mm ulteriore di espansione per poter mettere l’impianto.

Per tutti questi motivi ho cercato nella mia pratica clinica negli ultimi 4 anni di perfezionare una tecnica di Espansione Ossea Controllata che ci permetta di dare predicibilità alla tecnica di espansione ossea a tal punto da permettere lo scollamento di un lembo a spessore totale e quindi di poter associare tecniche di rigenerazione ossea guidata.
L’utilizzo dello scalpello risulta non predicibile e la forza che esercita oltre che non essere costante può portare ad improvvisa frattura del frammento osseo con conseguente suo dislocamento.

La tecnica di Espansione Ossea Controllata prevede l’utilizzo di espansori manuali a vite. Gli espansori manuali a vite possono essere controllati molto più facilmente dall’operatore, permettono di controllare con un cricchetto la forza di espansione, permettono movimenti minimi di espansione dell’ordine di 0,2 mm ogni giro di vite.

Tali viti dovrebbero avere in sequenza una conicità decrescente. Questo per ridurre le forze espansive sul margine della cresta che in genere è il punto di massima debolezza.

 

Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report

Nuova tecnica per il recupero di spazio protesico in regione implantare: case report

 

Nella progettazione di un piano di trattamento di un paziente implanto-protesico, ai fini di una prognosi fausta della riabilitazione a lungo termine, è fondamentale l’approccio multidisciplinare. Tuttavia a volte, nonostante l’impegno a realizzare un piano di trattamento ideale, può accadere di doversi confrontare con uno spazio incongruo al momento di inizio delle procedure protesiche.
Tale evenienza può essere dovuta o ad una mancata stabilità occlusale, erroneamente non corretta all’inizio del trattamento, o alla scarsa compliance dei pazienti che, spesso, non rispettano i tempi dei richiami periodici stabiliti dall’odontoiatra.
In assenza di un corretto ingranaggio occlusale e/o di opportuni mantenitori di spazio, gli elementi dentari adiacenti ad una sella edentula, infatti, possono andare incontro a versioni anche di pochi decimi di millimetro che esitano, però, in complicanze protesiche tutt’altro che trascurabili. Nei casi più estremi, come in questo caso, può risultare addirittura impossibile accoppiare le componentistiche implanto-protesiche a causa di uno spazio di accesso occlusale insufficiente per accedere al collo dell’impianto.
Pertanto sfruttando l’impianto che, essendo osteointegrato, è un punto fermo di ancoraggio e non può quindi spostarsi dalla sua posizione, ho ideato una tecnica per spostare gli elementi dentari. L’idea è nata osservando lo spazio che si crea mesialmente e distalmente ai molari utilizzando gli elastici separatori per l’inserimento delle bande in ortodonzia. Tale tecnica permette di risolvere semplicemente problematiche di recupero spazio in maniera non invasiva. Determina un movimento ortodontico di inclinazione incontrollata indicato per la risoluzione di tali inclinazioni dentarie.

Case report

Il paziente S.R., di sesso maschile e 32 anni di età, era stato sottoposto con successo a terapia chirurgica implantare in regione 16, al fine di sostituire un elemento dentario precedentemente avulso.
Una attenta analisi degli spazi era stata effettuata durante la pianificazione del trattamento per poter inserire la fixture in una posizione protesicamente guidata ottimale. Ciò nonostante, il paziente era mancato più volte ai controlli periodici richiesti, presentandosi dopo 2 anni dalla chirurgia implantare. E’ stata immediatamente evidenziata una mesio-versione dell’elemento 17 (figg.1-2) intervenuta in quel lasso di tempo.
Recupero spazio
Spazio impianto
Tale mesio-versione inficiava la pianificazione restaurativa programmata, rendendo necessaria la distalizzazione della corona dell’elemento 17 al fine di riaprire correttamente lo spazio protesico. Il paziente, però, ha rifiutato sia la realizzazione di un intarsio sull’elemento 17, giustificato esclusivamente dalla possibilità di recuperare almeno parte di tale spazio modificando il profilo mesiale del dente, sia una tradizionale terapia ortodontica.
Si è proceduto, pertanto, all’avvitamento di un abutment implantare pieno (figg.3) che è stato, poi, preparato intraoralmente per ottimizzare gli spessori sia in senso mesiodistale che in senso occlusale necessari alla realizzazione del manufatto protesico definitivo (figg.4-5-6).Pilastro
Pilastro Straumann
Preparazione moncone Preparazione impianto

Di seguito, è stata effettuata una tradizionale ribasatura intraorale con resina autopolimerizzante di una corona provvisoria in resina acrilica realizzata in laboratorio (fig.7). La rifinitura di quest’ultima è stata invece realizzata extraoralmente utilizzando un analogo implantare da laboratorio (fig.8), in modo da rendere ottimale la chiusura del margine e riducendo il discomfort del paziente (figg.9-10-11-12-13).
Ribasatura

 

Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss

Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-Gide e Bio-Oss

CASO COMPLESSO MULTIDISCIPLINARE RISOLTO CON UN TRATTAMENTO DI ORTODONZIA ESTETICA ED INVISIBILE,E CON UN TRATTAMENTO IMPLANTARE CONTESTUALE AD UNA RIGENERAZIONE OSSEA.



Questo che oggi vogliamo presentare è un caso di implantologia associata a GBR contemporanea ad un approccio ortodontico.Si tratta di un caso complesso di terapia implantare associata a rigenerazione ossea guidata mediante l’utilizzo di una membrana di tipo riassorbibile Bio-gide ed un innesto di osso autogeno misto a Bio-oss. Contemporaneamente è stata eseguita una ortodonzia di tipo estetico con attacchi in ceramica e microviti all’arcata superiore e di tipo invisibile senza attacchi mediante l’utilizzo di retainer preattivati all’arcata inferiore.

La prima cosa importante da dire è che è molto importante in campo rigenerativo il tipo di membrana utilizzata.
Sappiamo oggi che solo una membrana non riassorbibile in Gore-tex può garantire un risultato predicibile nelle rigenerazioni ossee complesse.
Mentre solo nei casi più semplici e con un buon potenziale rigenerativo possiamo utilizzare membrane riassorbibili opportunamente stabilizzate.

Per la stabilizzazione di membrane riassorbibili ci si può avvalere oggi di chiodini riassorbili (Resor Pin, Geistlich), oppure possiamo utilizzare artifici come l’apposizione di cerottini di membrana ritagliati, come consigliato dal Prof. Massimo Simion, oppure forando la membrana stabilizzandola al collo dell’impianto.

Nel caso in questione il paziente, giunto alla nostra osservazione, riferisce la presenza di ascessi ripetuti in zona 14; Presenta, inoltre, prima classe molare e canina destra e sinistra con morso profondo ed affollamento dentario inferiore.
Impianto Straumann con rigenerazione ossea (GBR) mediante Bio-gide e Bio-oss
Biogide

 

Impianti Straumann Bone Level

Impianti Straumann Bone Level

IMPIANTI STRAUMANN BONE LEVEL SOMMERSI TRATTATI CON TECNICA NON SOMMERSA: CASO DI AGENESIA DI 2 LATERALI. (FASE CHIRURGICA).

 

(clicca qui per FASE PROTESICA)

 

L’agenesia mono o bilaterale degli incisivi laterali mascellari presenta una prevalenza non trascurabile nella pratica odontoiatrica (1). Il corretto trattamento di tale condizione necessita, nella maggior parte dei casi, di un approccio multidisciplinare dal quale non può prescindere una ceratura diagnostica. La prima fase riabilitativa consiste in un trattamento ortodontico pre-chirurgico mirato alla ridistribuzione ed armonizzazione degli spazi (2,3).
L’inserimento di impianti osteointegrati infatti è molto complesso e deve tenere conto di diverse problematiche di tipo estetico e funzionale.
Innanzi tutto in seguito alla agenesia dei laterali abbiamo sempre un deficit osseo in quel punto dettato sia dalla mancanza di sviluppo osseo, non essendo erotto il dente, sia dal riassorbimento osseo che si è avuto negli anni per mancanza dell’elemento dentario.
Poi, il più delle volte, abbiamo una mancanza di gengiva aderente in quel punto, sempre a causa della mancanza dell’elemento dentario.
Quindi, nella maggior parte dei casi, bisogna ricorrere, nell’inserire impianti al posto dei laterali mancanti, a tecniche di rigenerazione ossea e ad un accurata gestione dei tessuti molli attraverso tecniche di innesto connettivale.
E’ anche molto importante la scelta del tipo di impianto essendo i laterali denti molto piccoli.

Agenesia incisivi laterali mascella
Agenesia monolaterale
Agenesia dentaria
Agenesia bilaterale
Arcata antagonista
Il caso che si presenta alla nostra osservazione è un ragazzo di anni 23 con agenesia dei laterali superiori e microdontia degli incisivi centrali superiori.

 

Impianti Straumann: riabilitazione di edentulia totale mandibolare con overdenture a supporto implantare mediante sistema di ancoraggio Locator®

Impianti Straumann: riabilitazione di edentulia totale mandibolare con overdenture a supporto implantare mediante sistema di ancoraggio Locator®

INTRODUZIONE

Nella riabilitazione delle edentulie totali, la qualità di vita dei pazienti può essere migliorata con la realizzazione di protesi rimovibili stabilizzate da impianti. Con il termine “overdenture (OVD)” si intende una protesi parziale o totale rimovibile che ricopre e poggia su una o più radici dentarie, denti e/o impianti, che determinano un aumento della stabilità primaria ed una riduzione del riassorbimento crestale. In pazienti completamente edentuli, tale soluzione implanto-protesica si pone come valido compromesso tra una riabilitazione di tipo fisso ed una convenzionale protesi totale rimovibile.

Scarsi problemi sono stati descritti in letteratura in merito alle capacità di adattamento dei pazienti portatori di protesi totali rimovibili all’arcata mascellare superiore mentre difficoltà masticatorie correlate alla scarsa stabilità delle protesi sono state spesso riportate in sede mandibolare.

Molteplici sono i vantaggi delle OVDs riportati nella letteratura scientifica, quali i miglioramenti estetici e fonetici, l’incremento dell’efficienza masticatoria rispetto alle protesi totali rimovibili tradizionali, la minore suscettibilità della tecnica al preciso posizionamento del supporto implantare. Il riassorbimento post-estrattivo della cresta ossea residua mandibolare preserva nella regione interforaminale una quota di osso basale solitamente sufficiente, in termini di spessore ed altezza, al corretto posizionamento di almeno 2 impianti. Il posizionamento nella regione interforaminale mandibolare di 2 o 4 impianti osteointegrati non incide in maniera sensibile sul successo della riabilitazione mediante OVDs: la ritenzione, la stabilità, la distribuzione degli stress e la salute peri-implantare risultano sovrapponibili. La riabilitazione con OVDs supportate da 2-4 impianti è un trattamento con un alto indice di successo in caso di edentulia mandibolare [10]; viceversa, lo stesso trattamento al mascellare superiore sembra avere risultati meno predicibili. Le percentuali di successo variano tra il 92% ed il 100% indipendentemente dal sistema di ancoraggio utilizzato e dall’età dei pazienti. Per quanto concerne il sistema implantare, è stato dimostrato che i risultati sono sovrapponibili sia con impianti sommersi che non sommersi. L’introduzione di sistemi implantari non sommersi ha reso possibile la messa a punto di procedure chirurgiche ad un tempo, riducendo, in tal modo, lo stress a carico dei pazienti nonché i costi delle riabilitazioni. Nei soggetti di età avanzata, o in presenza di rilevanti patologie sistemiche, la procedura chirurgica in un sol tempo (tecnica non sommersa) può costituire un ulteriore vantaggio.

Svariati sono i dispositivi di ancoraggio per OVDs oggi disponibili sul mercato: barre, attacchi singoli (ball-attachments), magneti, corone telescopiche. La scelta della connessione tra sovrastruttura protesica e fixture implantare deve essere effettuata valutando svariati fattori, tra cui le condizioni anatomiche e morfologiche del mascellare edentulo, il biotipo scheletrico, il tipo di occlusione, l’arcata antagonista, la posizione degli impianti, le abitudini igieniche del soggetto e le possibilità economiche dello stesso. L’impiego di ancoraggi singoli è consigliabile in caso di buon parallelismo tra gli assi di inserzione degli impianti. Eventuali correzioni dettate da un non ideale inserimento degli impianti sono, oggi, possibili grazie a sistemi di ancoraggio mediante ball-attachments che prevedono abutments angolati. L’assenza di un vincolo rigido permette agli attacchi singoli di seguire le distorsioni della mandibola durante i movimenti funzionali; in tal modo, la maggior parte dello stress si concentra nella regione sinfisaria, evitando situazioni di sovraccarico implantare. Principali vantaggi degli attacchi singoli sono i costi contenuti e la semplicità di utilizzo. Tra gli svantaggi, di contro, vanno menzionati la minore efficienza ritentiva e la più frequente manutenzione della componentistica protesica rispetto ai sistemi a barra. Pur offendo l’indubbio vantaggio di realizzare strutture solide e molto ritentive, i sistemi di ritenzione a barra sono fortemente condizionati dall’anatomia mandibolare, comportando il rischio di invadere lo spazio funzionale della lingua. La connessione rigida determina un riassorbimento osseo minore rispetto alle ritenzioni singole ma, al contempo, determina una maggiore concentrazione di stress a livello dell’osso peri-implantare. Tra gli svantaggi delle barre vanno menzionati il difficile accesso igienico e la scarsa tolleranza ai carichi extra-assiali.

Il sistema Locator® del sistema implanto-protesico Straumann è indicato nella riabilitazione di edentulie totali con OVDs su attacchi singoli, qualora si opti per un sistema di connessione non completamente rigido. In virtù di componentistiche autoposizionanti e di ridotte dimensioni verticali, il sistema Locator® presenta una serie di vantaggi sia per l’odontoiatra che per il paziente: possibilità di restauro in caso di ridotto spazio protesico, facile manutenzione e sostituzione degli inserti ritentivi, agevole posizionamento intraorale. Inoltre, Il sistema Locator®, infine, può essere impiegato in presenza di divergenze assiali degli impianti fino a 40°.

CASO CLINICO – Si è presentata all’attenzione degli autori una paziente di 63 anni, non fumatrice, interessata da edentulia totale mandibolare secondaria a parodontite cronica dell’adulto (1,2).

 

Impianti Straumann post-estrattivi ritardati inseriti in regione molare

Impianti Straumann post-estrattivi ritardati inseriti in regione molare

 

Le altissime percentuali di successo a medio e lungo termine delle riabilitazioni protesiche effettuate con l’utilizzo di impianti osteointegrati, sia in pazienti totalmente edentuli che in pazienti parzialmente edentuli, hanno rappresentato per i ricercatori ed i clinici la conferma della correttezza dei principi che la comunità scientifica internazionale aveva posto alla base del processo biologico dell’osteointegrazione (Romeo et al., 2004). Tra questi un elemento fondamentale è rappresentato dalla presenza di un adeguata quota ossea che permetta di accogliere l’impianto nella posizione tridimensionalmente ideale per garantire ai pazienti riabilitazioni dentarie morfologicamente, funzionalmente ed esteticamente ottimali.

Prima di qualsiasi ulteriore considerazione clinica, va però precisato che questa “quota ossea” deve essere in un rapporto adeguato con l’arcata antagonista, in maniera da poter permettere non solo una corretta riabilitazione estetica e funzionale, ma consentire anche una fisiologica trasmissione delle forze lungo l’asse maggiore dell’impianto. Infatti la riduzione dei carichi funzionali in direzioni eccentriche, pur non influenzando sensibilmente il processo biologico dell’osteointegrazione ossea già avvenuta (Isidor, 1996), sicuramente contribuisce a diminuire quelle forze/stress potenzialmente pericolose per le componentistiche implantari e/o protesiche.
L’adeguatezza delle dimensioni ossee della cresta edentula comporta che lo spessore osseo in senso vestibolo linguale/palatale deve poter permettere l’inserimento dell’impianto in una posizione ideale per la futura riabilitazione protesica e mantenere intorno allo stesso una quota di osso residua di almeno 1 mm da entrambi i lati. In senso mesio-distale lo spazio edentulo dovrà consentire il ristabilimento di corretti spazi interprossimali capaci di poter permettere una efficiente detersione meccanica.

A tale scopo è ormai da tutti riconosciuto che tale dimensione mesi-distale deve misurare almeno 7-8 mm tra i punti di contatto degli elementi contigui per poter accogliere correttamente un impianto con una piattaforma protesica di circa 5mm come quella “standard” degli impianti Straumann. Infine in senso corono-apicale devono essere presenti almeno 8 mm per poter procedere all’inserimento di impianti di lunghezza “standard”.
Dopo l’estrazione di un elemento dentario, al fine di usufruire di un osso ben mineralizzato capace di permettere una stabilità immediata dell’impianto appena inserito, bisogna attendere almeno 4-6 mesi. (Chen et al., 2004; Cardaropoli et al., 2005)

Questo periodo di attesa rappresenta certamente un disagio per i pazienti, i quali chiedono, sempre con maggiore insistenza, di diminuire i tempi di attesa per una riabilitazione impianto-protesica.

In ogni caso, in relazione o meno ai molteplici fattori che possono influenzare l’entità della guarigione ossea post-estrattiva (ad es. patologie causa dell’estrazione, maggiore o minore trauma chirurgico estrattivo, biotipo osseo, biotipo gengivale, tempo trascorso, ecc.), è stato dimostrato che vi è sempre un rimodellamento osseo più o meno marcato che si evidenzia con un riassorbimento della corticale vestibolare (Cardaropoli et al., 2003) che può rendere più complesso il posizionamento successivo degli impianti.

Secondo Carlsson e Persson dopo 6 mesi dall’estrazione del dente si osserva un riassorbimento osseo che in media è pari al 23% della cresta residua e che si incrementa di un ulteriore 11% nei due anni successivi.

Allo scopo di ridurre i tempi di trattamento ed evitare o diminuire il riassorbimento osseo post-estrattivo, i clinici hanno utilizzato impianti inseriti precocemente negli alveoli post-estrattivi contestualmente all’estrazione del dente (impianti post-estrattivi immediati) o subito dopo la guarigione dei tessuti molli (impianto post-estrattivo ritardato).

In passato, però, l’utilizzo di impianti di morfologia cilindrica e superficie in titanio liscia, l’uso di membrane irriassorbibili (spesso esposte nel cavo orale già nel momento del loro posizionamento), conoscenze biologiche della guarigione ossea meno precise e tecniche chirurgiche più approssimative comportavano, soprattutto nel caso di inserimento di impianti post-estrattivi immediati, un alta percentuali di insuccessi (Gher et al., 1994).

Oggi invece l’utilizzo di impianti a superficie rugosa (più osteofila), con una morfologia tronco-conica per ridurre gli spazi con le pareti ossee alveolari, l’uso di membrane riassorbibili e di tecniche chirurgiche più sofisticate e ,soprattutto, le maggiori conoscenze scientifiche acquisite sui processi biologici della guarigione ossea, hanno significativamente incrementato le percentuali di successo con risultati ben oltre il 92-93% (Chen et al., 2004).

Oggi gli impianti sono definiti post-estrattivi se vengono inseriti all’interno di alveoli naturali. Questi si distinguono in: immediati o di tipo I (caratterizzati dall’inserimento dell’impianto all’interno dell’alveolo naturale immediatamente dopo l’estrazione del dente e come parte dello stesso atto chirurgico), e ritardati o di tipo II (caratterizzati dall’inserimento dell’impianto all’interno dell’alveolo naturale almeno 4-8 settimane dopo l’estrazione, cioè dopo l’avvenuta guarigione dei tessuti molli).