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18-giu-2008

Il Mantenitore Attivo di Contenzione (MAC): Ortodonzia linguale mediante retainers attivi


Prof. Aldo Macchi

Dott. Nunzio Cirulli

Quando eseguiamo un trattamento ortodontico l’obiettivo è quello di creare un’occlusione dentaria che risponda ai canoni estetici e funzionali. Compito forse ancore più arduo è il mantenimento negli anni dei risultati raggiunti. Una buona diagnosi su cui impostare il piano di trattamento e l’utilizzo dopo la terapia di un apparecchio di contenzione fisso o rimovibile dovrebbero garantire la stabilità dei risultati. Tuttavia si possono creare negli anni malposizioni dentarie e non sempre è facile distinguere tra recidiva della malocclusione trattata e manifestazione di un affollamento terziario (1).
Qualora si manifesti un affollamento dentario in un paziente già sottoposto a terapia ortodontica la necessità di dover intervenire nuovamente ci pone dinanzi a delle problematiche. Sicuramente i pazienti non gradiscono di dover rimontare l’apparecchio multi-brackets, sia dal lato vestibolare che linguale. Bisogna poi considerare l’ulteriore impegno economico cui gli stessi sono sottoposti.

Per ovviare a tali problematiche il Prof Aldo Macchi ed il Dott. Nunzio Cirulli hanno ideato il “Mantenitore attivo di Contenzione” (MAC) (2,3) . Tale apparecchiatura può essere utilizzata sia per la risoluzione delle recidive di allineamento dentario sia per effettuare terapie di allineamento anteriore in pazienti non sottoposti a precedente trattamento. Tale dispositivo, di semplice applicazione e ben tollerato dai pazienti, è stato perfezionato negli anni dagli stessi Autori per realizzare la risoluzione di malocclusioni più complesse. Pertanto il dispositivo descritto in questo lavoro è denominato MAC 1, per distinguerlo dalle seguenti evoluzioni che verranno descritte in successivi articoli.

Il MAC 1 è costituito da un filo in Nickel-Titanio (NI-TI) di 0.12 pollici bondato mediante una resina composita foto-polimerizzabile ai denti da spostare. L’utilizzo di tale dispositivo sfrutta le caratteristiche delle leghe al Ni-Ti, ovvero:

  • alta memoria elastica e resilienza, ovvero una grande capacità di rilasciare l’energia accumulata nel processo di deformazione.
  • bassa modificazione dello stato di sollecitazione durante la disattivazione per cui le forze applicate hanno una estrinsecazione più duratura e costante nel tempo.

Queste erano le caratteristiche dei primi fili al Ni-Ti, dotati cioè di “memoria di forma” ma non ancora di “superelasticità”. La “memoria di forma” (4) è la capacità del materiale di ricordare la sua forma originale dopo che è stato deformato in modo plastico, quando si trova nella sua forma martensitica stabilizzata (5).

Tale memoria di forma è sfruttata dagli Autori per la loro procedura clinica mentre la superelasticità garantisce lo sviluppo di forze leggere e costanti.

Procedura Clinica

Il dente o i denti da spostare vengono mordenzati con acido orto fosforico al 37% e si applica l’adesivo. Successivamente il sezionale Ni-Ti viene adattato al dente da spostare mediante una pinza College e viene bondato con del composito fluido. Sul dente adiacente usato come ancoraggio il sezionale viene tagliato con una fresa in modo da eliminare l’eccesso di filo. Può essere necessaria una procedura di riduzione dello smalto interprossimale (stripping) per il recupero dello spazio in arcata.




Il sistema di forze che si realizza determina lo sviluppo di una forza singola (F) sul dente di ancoraggio e di un momento (M) sul dente dove il filo è fissato con il composito.

Il fulcro o “snodo” di tale sistema è rappresentato dal punto in cui il filo subisce la massima flessione. A tale livello la superficie esterna del filo subisce una trasformazione da austenite (stato in cui la memoria di forma è massima) a martensite (stato in cui la superelasticità è massima). Secondo l’esperienza degli Autori la forza singola è così leggera da non determinare movimenti di rilievo, mentre il momento determina sempre il movimento desiderato sul dente malposto. Inoltre man mano che l’elemento malposto si allinea il braccio di leva aumenta, incrementando anche il braccio del momento sul dente stesso.
Una volta raggiunto l’allineamento scompare lo “snodo” del sezionale e la lega ritorna in fase austenitica. In tale fase esprime al massimo la sua memoria di forma e si comporta da ottimo sistema di contenzione.

Casi clinici


Primo caso.
Per risolvere il disallineamento del 12 è stato bondato un sezionale Ni-Ti 0.12” sul 12 e ancorato all’11. Successivamente è stato applicato un altro sezionale tra 21 e 22 per allineare anche il centrale ed il laterale di sinistra. Gli stessi sezionali dopo l’allineamento, ottenuto in circa 3 mesi, sono stati utilizzati come contenzione.


Secondo caso.

Per risolvere il disallineamento del 21-22 è stato bondato un sezionale Ni-Ti 0.12” sul 21 ed ancorato al 22. Lo stesso sezionale dopo l’allineamento, ottenuto in circa 3 mesi, è stato utilizzato come contenzione.

Terzo caso.

Per risolvere il disallineamento 11-21 è stato bondato un sezionale Ni-Ti 0.12” sul 21 ed ancorato all’11. Lo stesso sezionale dopo l’allineamento, ottenuto in circa 3 mesi, è stato utilizzato come contenzione.


Conclusioni

Il Mantenitore Attivo di contenzione 1 (MAC 1) è il primo retainer attivo fisso che è stato realizzato (2,3). Tale dispositivo, ideato dal Prof Aldo Macchi e dal Dott. Nunzio Cirulli è stato applicato a partire dal 1996. Presenta una semplice realizzazione ed un costo contenuto, consentendo la risoluzione di disallineamenti anteriori di lieve entità. Può essere utilizzato a qualsiasi età ed è ben tollerato dai pazienti, risultando più confortevole rispetto agli attacchi linguali (6,7) e completamente invisibile rispetto agli attacchi vestibolari.

Per la risoluzione di malposizioni dentarie più importanti il Prof Aldo Macchi ha negli anni successivi elaborato nuovi dispositivi più complessi e sofisticati. Tali dispositivi, che rappresentano un’ evoluzione del MAC 1 fino ad arrivare al MAC 4, saranno esposti nei prossimi articoli.

Bibliografia

1. F Van der Linden: Theoretical and practical aspects of crowding in the human dentition. J.A.D.A. 89: 139- 153, 1974

2. A Macchi, S Rania, N Cirulli. Una proposta per la gestione dei disallineamenti anteriori: il Mantenitore Attivo di Contenzione (MAC). Mondo Ortodontico 5:389-393, 1999.

3. A Macchi, N Cirulli. Fixed Active Retainer for Minor Anterior Tooth Movement. J Clin Orthod 34:48-49, 2000.

4. G Sander. Festigkeit und elastizitat kieferorthopadisher drahte unter berucksichtgung der superelastischen materialen. In: Informationen aus der orthodontie und kieferorthopadie. Huthing P.Heidelberg.

5. GF Andreasen . A clinical trial of alignment of teeth using a 0.019 inch thermal nitinol wire with a transition temperature range between 31 and 45 degrees. Am J Orthod 78:528-37, 1978.

6. Miyawakaki, M Yasuhara, Y Koh. Discomfort caused by bonded orthodontic appliances in adult patients examined by retrospective questionnaire. Am J Orthod. 115:83-88, 1999.

7. PM Sinclair, MF Cannito, LJ Goates, LF Solomos, CM Alexander. Patient responses to lingual appliances. J Clin Orthod 20:396-404, 1986.


Prof. Aldo Macchi

Medico Chirurgo
Specialista in Odontostomatologia
Specialista in Ortognatodonzia

Direttore della Clinica Odontostomatologica dell' Università dell'Insubria- sede di Varese

Professore Ordinario med.28 dell' Università dell'Insubria dove svolge l'insegnamento di Materiali Dentari e Tecnologie protesiche per il Corso di laurea di Odontoiatria e Protesi dentaria dell'Università dell'Insubria . Ha l'incarico e svolge insegnamento di "Biomeccanica" per la Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia dell'Università dell'Insubria.

È autore di 108 pubblicazioni scientifiche di Ortognatodonzia, di Chirurgia Odontostomatologica, di Materiali Dentali e di Medicina computerizzata, molte riguardano studi sulla Biomeccanica ortodontica e la Tecnica Ortodontica Linguale. Ha tenuto numerosi corsi e seminari di Ortodonzia presso Università italiane e straniere.

E-mail
aldo.macchi@uninsubria.it


Dott. Nunzio Cirulli

Specializzato in Ortognatodonzia
Dottore di Ricerca in Orto-fonato-rino-stomato-gnatodonzia presso l'Università degli Studi di Bari.

Professore a contratto presso l’Università degli Studi dell’Aquila e presso la Università di Santiago di Compostela- Spagna.

Relatore con lavori clinici e di ricerca a Congressi nazionali ed internazionali.

Autore di pubblicazioni e traduzioni su riviste specialistiche nazionali ed internazionali.

Ha tenuto Corsi di Ortodonzia in diverse sedi Universitarie Italiane (Roma La Cattolica, Torino, Genova, Varese, Messina) e Straniere (Madrid, Barcellona, Valencia..)

E’ Socio ordinario della Società Italiana di Ortodonzia, della European Society of Lingual Orthodontics, della European Orthodontic Society, della World Federation of Orthodontists.

E-mail
info@studiocirulli.it


2-mag-2008

Ortodonzia Invisibile

Ortodonzia linguale senza attacchi: la meccanica per chiusura degli spazi


Dr Anna Mariniello
Dr Fabio Cozzolino



Lo scopo del presente lavoro è quello di spiegare come in un approccio ortodontico linguale senza attacchi è possibile effettuare la chiusura dei diastemi.

Le modalità suggerite sono le seguenti:

- Retainers con anse verticali
- Meccanica a scorrimento realizzata con fili rettangolari in acciaio

La scelta tra i 2 tipi di dispositivi dipende dalla necessità o meno di cambiare la forma di arcata e di risolvere un disallineamento. Nel caso sussista tale necessità utilizziamo un retainer con delle anse. Se la forma d’arcata è ideale ed anche la posizione dei denti (in senso vestibolo-linguale ed occluso-gengivale) si realizza una meccanica a scorrimento con dei fili rettangolari in acciaio.

Retainers con anse verticali

La chiusura spazi è realizzata modellando su un filo da retainer di 0.175 pollici delle anse verticali, ad esempio delle anse ad U.
Supponiamo vi sia la necessità di chiudere un diastema tra 2 incisivi centrali, ad esempio inferiori, slivellati in senso vestibolo-linguale (V-L). E supponiamo che il 31 sia più lingualizzato rispetto agli altri elementi dentari. E’ possiblite trattare questa malposizione dentaria modellando il filo da retainer in modo che si adatti passivamente alla superficie linguale da canino a canino. Questo filo verrà modellato con un ansa ad U tra gli elementi 31 e 41 e verrà attivato con le modalità precedentemente esposte negli altri articoli (pre-activated retainers).
Per attivare il retainer in modo da ottenere la chiusura del diastema l’ansa verrà chiusa di circa 2 mm (ad esempio con una pinza per scarpetta). Per attivare il filo in modo da ottenere il livellamento il segmento da bondare sull’elemento 41 verrà piegato lingualmente e quello da bondare sul 31 vestibolarmente. Questo si ottiene prendendo con 1 pinza (ad esempio una tonda-quadra) il primo segmento verticale dell’ansa e con un atra pinza (ad esempio una Weingart) il secondo segmento verticale dell’ansa ed esercitando una torsione in senso V-L. E’ possibile attivare il retainer in modo da ottenere il livellamento anche in altri modi, ad esempio realizzando una piega a V con l’apice rivolto verso vestibolare in corrispondenza del segmento di filo da bondare sul 31.

A questo punto si procede a bondare il retainer secondo le procedure esposte nei precedenti articoli. Nel caso ipotizzato il filo verrebbe bondato dapprima sugli elementi 33,32,31 poiché si bonda per primo il dente più vicino al filo. Successivamente aprendo l’ansa di circa 2 mm si procederebbe a bondare il filo sugli elementi 41, 42 e 43.
Questo dispositivo verrebbe controllato ogni 3 settimane e se lo spazio non si è chiuso verrebbe staccato dagli elementi 41, 42 e 43 riattivato (chiudendo l’ansa e realizzando un’attivazione per spostare vestibolarmente il 31 se necessario) e bondato.
Chiuso lo spazio e realizzato l’allineamento in senso V-L il retainer attivo verrebbe sostituito da un retainer passivo.

La figura successiva mostra un esempio di chiusura spazi mediante la realizzazione di anse su un filo da retainer di 0.175 pollici.



Meccanica a scorrimento realizzata con fili rettangolari in acciaio

La chiusura degli spazi è realizzata mediante un filo rettangolare in acciaio (ad esempio uno 0.16 x 0.16) modellato senza realizzare pieghe nette che aumenterebbero l’attrito impedendo la meccanica a scorrimento. Il filo è pertanto modellato seguendo la curvatura d’arcata.
Dopo aver modellato il filo il segmento da bondare sui denti dove è necessaria la realizzazione della meccanica a scorrimento viene isolato creando un manicotto di cera. Questo è possibile utilizzando una spatolina riscaldata sulla fiamma e della cera.
Portando più volte la spatolina riscaldata a contatto con la cera e poi con il filo si realizza il manicotto di cera.
La parte di filo da bondare sui denti che non si desidera spostare non viene isolato con la cera. Tale segmento di filo inoltre prima di essere bondato può essere bloccato o realizzando delle pieghe che creano uno stop oppure realizzando delle incisioni con una piccola fresa diamantata a pallina che aumentano la ritenzione dopo aver applicato il composito.
Successivamente il filo viene bondato secondo le regolari procedure e utilizzando del composito fluido. Lì dove è stata applicata la cera, la quale si consumerà e andrà via da sola, il composito non è a contatto con il filo e questo consente di mantenere bassa la frizione e di realizzare la meccanica a scorrimento.
Dopo aver bondato il filo si esegue l’attivazione per chiudere lo spazio (o gli spazi) mediante l’applicazione di una catenella elastica. Questa viene applicata mediante delle legature metalliche ed attivata di circa 50 grammi. Il rinnovo della trazione è effettuato ogni 3-4 settimane fino alla chiusura dello spazio. Ottenuta la chiusura dello spazio i denti si possono bloccare o mediante delle legature metalliche a otto oppure realizzando delle incisioni che dal composito arrivano al filo con una piccola fresa diamantata a pallina e riempiendole successivamente mediante l’appliazione di adesivo e composito fluido.

Caso clinico

Nel seguente caso clinico vi è un esempio di meccanica a scorrimento per la chiusura spazi.
Il paziente presenta:

-Diastemi nel settore frontale dell’arcata superiore
-Morso profondo
-Seconda classe molare e canina a sinistra
-Prima classe molare e terza classe canina a destra

La terza classe canina a destra è dovuta alla presenza di un diastema tra il 44 ed il 43 di 3,5 mm.









E’ stata realizzata una terapia per risolvere il morso profondo, chiudere i diastemi, centrare la linea mediana.

Si è pensato di risolvere il morso profondo mediante l’utilizzo di 2 microviti all’arcata inferiore. Tali microviti sono state posizionate in gengiva aderente tra gli incisivi laterali ed i canini.
I denti da canino a canino sono stati uniti modellando con un filo in acciaio 0.16 x 0.16 un sezionale che si adattasse passivamente alla superficie linguale di tali denti e bondandolo con del composito fluido.
La forza intrusiva è stata ottenuta utilizzando delle catenelle elastiche posizionate sulla testa delle microviti e bondate sulla superficie vestibolare dei denti 33 e 43.

Ogni 3 settimane sono state sostituite le catenelle elastiche. Ottenuta l’intrusione i denti sono stati bloccati modellando dei sezionali con un filo rettangolare in acciaio inseriti nelle microviti e bondati ai denti.
Dopo la riduzione dell’OVB, ottenuta dopo circa 4 mesi, è stata realizzata la chiusura degli spazi all’arcata superiore mediante la meccanica a scorrimento.

E’ stato pertanto modellato un filo rettangolare in acciaio 0.16 x 0.16 seguendo la curvatura d’arcata. E’ importante non eseguire pieghe nette che bloccherebbero lo scorrimento. L’offset modellato tre i laterali ed il canino realizza uno stop a questo livello. Se non ci fosse stato l’offset bastava ripiegare le estremità del filo a livello della superficie distale dei canini.


Il segmento da bondare sugli incisivi centrali e laterali è stato isolato realizzando un manicotto di cera, come precedentemente spiegato.



La presenza della cera fa si che il composito fluido utilizzato per bondare il filo non venga a contatto con il filo stesso riducendo la frizione e consentendo lo scorrimento. Questo consente di spostare i denti, mantenendo inalterato il torque ed il tip. La ritenzione meccanica del composito al segmento di filo da bondare sui canini è stata aumentata realizzando delle incisioni mediante una piccola fresa diamantata a pallina.
L’attivazione per la chiusura del diastema tra gli incisivi è stata realizzata legando una catenella elastica tra il 22 ed il 21, attivandola in apertura e bloccandola con una legatura metallica tra l’11 ed il 12.
Dopo 3 settimane tale catenella è stata rinnovata e dopo 40 giorni circa si è avuta la chiusura del diastema.

A questo punto con una piccola fresa diamantata a pallina sono state realizzate delle scanalature che dal composito arrivavano al filo, incidendolo in superficie.


Quindi è stato applicato dell’adesivo e del composito fluido per colmare tali incisioni. Questa procedura fa si che il composito si leghi al filo e blocca la meccanica a scorrimento.
Dopo aver bloccato i centrali si realizza la mesializzazione dei laterali mediante la stessa procedura.

Conclusa la mesializzazione del 22 questo viene bloccato mediante una legatura metallica ad 8 realizzata tra il 21 ed il 22.


Nel frattempo è ancora attiva la mesializzazione del 12.


Terminata la chiusura dello spazio tra l’11 ed il 12 il filo verrà bloccato a livello di entrambi i laterali realizzando le scanalature tra il composito ed il filo come precedentemente esposto. Verranno modellati dei sezionali di stabilizzazione in acciaio perfettamente passivi ed aderenti alla superficie linguale dei settori laterali superiori dal canino fino al secondo molare. Mediante un ansa verticale ad U verranno chiusi gli spazi tra il canino e l’incisivo laterale di entrambi i lati arretrando gli incisivi e normalizzando l’OVJ.

All’arcata inferiore verrà posizionata una microvite tra il primo ed il secondo premolare di destra utilizzandola come ancoraggio per distalizzare il canino di destra, ottenendo un rapporto di prima classe. Tale microvite verrà utilizzata anche per spostare verso destra gli altri elementi dentari ( uniti mediante un sezionale in acciaio) centrando così la linea mediana.
.
Per informazioni:
Dott.ssa Anna Mariniello

11-apr-2008

I retainers attivi per la risoluzione dei disallineamenti anteriori: una metodica innovativa di ortodonzia linguale senza attacchi.

Dott.ssa Anna Mariniello

La richiesta sempre maggiore di trattamenti ortodontici negli adulti ha determinato un incremento dell’ortodonzia linguale. Spesso la richiesta di trattamento è di tipo estetico e dettata dalla necessità di risolvere disallineamenti nel settore anteriore. Per tale motivo è stata sviluppata una metodica di allineamento mediante l’utilizzo di fili elastici bondati lingualmente (1-2) Tali dispositivi, come riferito dagli stessi pazienti, risultano essere molto più confortevoli rispetto agli attacchi linguali.
Gli inventori di questo nuovo dispositivo linguale sono il Prof. Aldo Macchi ed il Dott. Nunzio Cirulli. Nel 1999, hanno pubblicato due articoli inerenti una innovativa metodica linguale che sfruttava un presidio da loro ideato e definito "Mantenitore Attivo di Contenzione (MAC)". Il MAC è un retainer fisso attivo, costituito da un filo in Nickel Titanio di 0.12 pollici bondato ai denti adiacenti a quelli da spostare mediante una resina composita foto-polimerizzante (1-2).
Nel 2001 il Dott. Eri J.W. Liou ha pubblicato un lavoro in cui la risoluzione degli affollamenti dentari anteriori veniva realizzata tramite dei fili in Nickel Titanio bondati a livello della superficie linguale dei canini e accostato alla superficie linguale degli incisivi centrali e laterali mediante delle legature metalliche interdentali (3).
La metodica di allineamento dentario mediante un ortodonzia linguale senza attacchi, che nasce da un associazione tra l’elasticità dei fili ed i principi di biomeccanica, ha subito successive evoluzioni da parte degli stessi autori che l’ hanno inventata.
Tale tecnica è stata poi perfezionata anche dal Dott. M. Musilli, il quale ha trasferito le attivazioni che si realizzano sugli archi nella tecnica con attacchi (anse, pieghe a gradino, pieghe a V, ecc) ai retainers attivi bondati lingualmente. Tali retainers sono costituiti da fili intrecciati dello spessore di 0.175 pollici
Il seguente caso clinico è stato realizzato tramite questa metodica.

Caso clinico
La paziente presentava una malocclusione di prima classe dentaria caratterizzata da un lieve affollamento inferiore e da una pregressa estrazione del 16. In regione 23 era stato posizionato un impianto poiché le era stato estratto il canino incluso.



























L’allineamento inferiore è stato realizzato mediante un retainer attivo costituito da un filo intrecciato dello spessore di 0.175 pollici.





Tale retainer è stato modellato con delle anse mesiali e distali agli incisivi centrali e laterali, con una piega di offset in corrispondenza del margine distale del 42. Prima di bondare il retainer le anse sono state aperte di circa 2 mm. Inoltre filo è stato bloccato con una pinza tonda-quadra in corrispondenza del punto in cui l’ansa mesiale al 32 si continua nel tratto orizzontale di filo da bondare al 32. Entrambe le estremità del filo sono state piegate lingualmente realizzando una piega a V con l’apice diretto vestibolarmente. Questa attivazione darà espansione nella zona 31-32 e consentirà la derotazione del 32. Con lo stesso meccanismo un'altra piega a V è stata modellata distalmente al segmento da bondare al 41, subito prima dell’ansa distale. Dopo aver ripulito la superficie linguale dei denti si è proceduti a mordenzare per 30”. E’ stato quindi applicato l’adesivo e polimerizzato. Il filo è stato dapprima bondato con del composito fluido sul 31, poi chiudendo con uno strumento di utilità di circa 2 mm le anse mesiali e distali al 32 e mantenendo il piano orizzontale con l’ausilio di un altro strumento di utilità o di uno specillo, il retainer è stato bondato sul 33. A questo punto il segmento da bondare sul 32, che decorreva più spostato lingualmente a livello del margine distale di tale elemento, a causa della precedente piega a V, è stato accostato alla superfice linguale del 32 e bondato. Con lo stesso meccanismo sono state chiuse le anse mesiali e distali al 41 e 42 ed il retainer è stato bondato sul 42 e 43. Il segmento da bondare sul 41, che decorreve più spostato lingualmente rispetto al magine mesiale di tale elemento, a causa delle precedenti attivazioni di offset e piega a V, è stato spinto da linguale a vestibolare e bondato su tale dente. Ovviamente è importante, durante la procedura di bondaggio, non far fluire il composito a livello gengivale per non creare danni pardontali.
Con queste attivazioni man mano che le anse creano spazio si ha l’aumento del diametro intercanino, la vestibolarizzazione del margine mesiale del 32 e distale del 41, la lingualizzazione del margine distale del 42 e 32.
Sono stati effettuati controlli ogni 3 settimane. Ad ogni controllo il retainer è stato staccato dai denti dove si volevano ripetere le attivazioni (32 e 41) consumando con una fresa diamantata cilindrica, montata su manipolo moltiplicatore di giri e sotto irrigazione, la maggior parte di composito che ricopre il filo. Dopodichè con uno specillo si effettuava un movimento di leva per staccare il retainer. In pratica per non danneggiare il retainer non si è consuma tutto il composito con la fresa, ma si fa saltare l'ultimo strato di composito, staccando quindi il filo, utilizzando uno specillo come una leva. Per bondare nuovamente il retainer non è necessario mordenzare, poiché resta su denti un sottile strato di composito. Si procede invece ad irruvidire questo composito con la stessa fresa diamantata usata a basso numero di giri senza irrigazione di acqua, raffreddando con aria, creando delle micro ritenzioni meccaniche. Poi si applica l’adesivo ed il composito fluido per bondare il filo.
Dopo 2 mesi si è avuta la derotazione del 32 e 42 e si è proceduti a lingualizzare il 31 ed a continuare la derotazione del 41.







Ad ogni controllo (ogni 3 settimane) il filo è stato staccato dagli elementi 31 e 41 piegando lingualmente il segmento da bondare sul 31 e modellando la piega di offset in corrispondenza del margine distale del 41. Dopo quasi 4 mesi si è ottenuto l’allineamento ed il retainer attivo è stato sostituito da un retainer passivo.





All’arcata superiore per mesializzare il 17, considerando che tale elemento era ruotato in senso mesio-vestibolare è stata posizionata una mirovite palatale tra 14 e 15 all’altezza del Centro di Resistenza (CR) del 17. E’ stato bondato un power arm sulla superficie palatale del 17 ed è stato collegato alla microvite mediante una catenella elastica.






Questo sistema ha sviluppato una forza in grado di mesializzare il 17 derotandolo.





Nel momento in cui è iniziata la rotazione in senso palatale del 17 si è proceduti a controllarla applicando una catenella elastica tra il 17 ed il 15 (l'ideale era applicare una forza vestibolare nel momento in cui il molare era completamente derotato).











Un filo 16-16 in acciaio è stato modellato in modo che si adattasse passivamente alla superficie linguale dal 15 fino all’impianto in regione 23. L’alternativa a questo sezionale di stabilizzazione, soprattutto se non ci fosse stato un impianto in regione 23, era il posizionamento di un'altra microvite vestibolare.



Attualmente (dopo 12 mesi) su questo molare vi è una molla di tip, a partenza dalla microvite, per completare la mesializzazione della radice.











BIBILIOGRAFIA
1. Macchi A, Rania S, Cirulli N. Una proposta per la gestione di disallineamenti anteriori: il mantenitore attivo di contenzione (MAC). Mondo Ortodontico, 1999; 5: 389-393.
2. Macchi A, Cirulli N. Fixed active retainer for minor anterior tooth movement. Journal of Clinical Orthodontics, 2000; 34: 48-49.
3. Liou EJW, Chen LIJ, Huang CS. Nickel-titanium mandibular bonded lingual 3-3 retainer: for permanent retention and solving relapse of mandibular anterior crowding. American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics, 2001; 119:443-449.

24-feb-2008

Ortodonzia invisibile

Apertura spazi mediante l'utilizzo
di Retainers Attivi.

Dott. Anna Mariniello
Dott. Fabio Cozzolino
Dott. Giuseppe Cozzolino



In caso di affollamenti dentari l’allineamento può essere realizzato, con o senza stripping, con l’utilizzo di retainers pre-attivati (pre-actived retainers). Questa tecnica innovativa, ideata dal Dott. M. Musilli, utilizza retainers costituiti da 5 fili intrecciati dello spessore di 0.0175 pollici, modellati ed attivati in maniera da ottenere gli spostamenti dentari desiderati. I retainers attivi, allo stesso modo dei passivi, vengono bondati sulla superficie linguale dei denti. Non essendo pertanto visibili risultano essere il trattamento ideale per tutti i pazienti che non vogliono che si veda la terapia. Inoltre sono molto sottili e risultano più confortevoli anche rispetto ai più piccoli attacchi linguali. Non danno alterazioni fonetiche, nemmeno nei primi giorni di terapia. Tutte queste caratteristiche fanno dei retainers attivi una modalità di trattamento sempre più richiesta e diffusa.
Con tale tecnica si possono risolvere tutti i tipi di malocclusione. Dalle malocclusioni di prima classe con disarmonie dento basali in eccesso o in difetto, a malocclusioni più complesse di II o III classe (per le quali ci si avvale anche dell’utilizzo di altri dispositivi sempre non visibili come le microviti).
Vediamo ora in che modo è possibile con i retainers attivi trattare l’affolamento dentario.
Se l’affollamento dentario è minimo, con sovrapposizione delle superfici interprossomali minore di 0,5 mm, delle pieghe a gradino sono sufficienti a sviluppare la forza necessaria per allineare l’arcata. In caso di affollamento dentario superiore è necessario aumentare l’elasticità del filo modellando delle pieghe verticali come le pieghe ad U. In questo modo riduciamo il rapporto carico/deflessione, realizzando un’attivazione maggiore e più lunga nel tempo.
Per preparare la superficie dentaria all’adesione si puliscono i denti. Successivamente vengono mordenzate per 30 sec le superfici dove verrà bondato il filo, si applica l’adesivo e si polimerizza per 20 sec.

Nei disegni che seguono abbiamo schematizzato alcune attivazioni per l’apertura degli spazi in caso di affollameto.

Disegno 1: il retainer modellato precedentemente con delle pieghe ad U tra 31 e 41 e tra 42 e 43 viene bondato sul 31. Viene utilizzato del composito fluido abbastanza caricato.


Disegno 2: chiudendo di circa 2 mm l’ansa tra il 31 ed il 41 il retainer viene bondato sul 42. In questa fase è importante mantenere il piano verticale del filo, controllando con un altro strumento di utilità, con uno specillo o una pinzetta che il filo non si sollevi quando viene chiusa l’ansa. Bisogna inoltre porre attenzione, per non avere problemi parodontali, a non far fluire composito fluido nello spazio interdentale ed a livello gengivale. Il composito fluido ovviamente non deve essere posizionato mai a livello delle anse. Da notare che il retainer dopo essere stato bondato sul 31 e 41 decorre più spostato lingualmente rispetto al 41.


Disegno 3: il retainer viene accostato tramite uno strumento di utilità al 41, spostandolo quindi da linguale a vestibolare e viene bondato.


Disegno 4: Allineamento ottenuto man mano che l’ansa crea lo spazio mediante l’espansione ed il 41 si sposta lingualmente.


Nei seguenti video riprendiamo un esempio di modellazione e di sequenza di bondaggio delle anse per ottenere l'espansione e l'allineamento.
VIDEO MODELLAZIONE RETAINER

video


VIDEO MONTAGGIO RETAINER

video

Per informazioni:

Dott. Fabio Cozzolino

fabio.cozzolino@fastwebnet.it

Dott.ssa Anna Mariniello

anna.mariniello@libero.it

23-nov-2007

Ortodonzia invisibile contro ortodonzia estetica: ortodonzia linguale senza attacchi mediante l’utilizzo di retainers preattivati.

Dott.ssa Anna Mariniello
Dott. Giuseppe Cozzolino
Dott. Fabio Cozzolino


La maggiore richiesta di ortodonzia nel paziente adulto che si è avuta negli ultimi anni ha portato allo sviluppo di terapie sempre più estetiche. Attacchi in ceramica, archi e legature estetici si sono diffusi sempre di più nella pratica ortodontica. Oggi abbiamo tecniche come l’Invisalign per allineare gli elementi dentari attraverso l’utilizzo di mascherine trasparenti, ma tale tecnica può esser utilizzata in un limitato numero di malocclusioni. Tutti i dispostivi elencati rendono l’ordodonzia meno visibile e quindi più estetica ma nessuno di essi è in grado di nascondere completamente la terapia. L’utilizzo degli attacchi linguali è invece una tecnica completamente invisibile, non priva però di fastidi per il paziente. Tali fastidi sono dovuti sia ad alterazioni della fonetica sia al decubito degli attacchi sulla lingua.
Nella mia pratica clinica realizzo l’ortodonzia linguale senza attacchi mediante fili superelastici direttamente bondati sui denti. Tale metodica,ideata dal dott.M.Musilli, è considerata dai pazienti molto confortevole, non da problemi di natura fonetica e raramente risulta fastidiosa al contatto con la lingua. Questa terapia, realizzata in pazienti con recidiva che avevano precedentemente effettuato una terapia con attacchi linguali, è risultata molto più confortevole.

Il paziente di cui di seguito parleremo è estremamente motivato ad allineare gli elementi dentari ma tramite una terapia ortodontica estetica.
Presenta la seguente situazione clinica:
- affollamento all'arcata inferiore di circa 4 mm
- affollamento all'arcata superiore di 2 mm
- testa a testa molare e canino destro
- I cl molare e canina a sinistra
- OVB di 3,5 mm
- OVJ di 3,5 mm















Inizialmente si è proceduti ad effettuare l’allineamento dentario mediante l’utilizzo di mascherine trasparenti. Questo perchè il paziente chiedeva di recarsi a visita il meno possibile, a causa dei suoi impegni di studio e di lavoro, e tale tecnica consente appuntamenti più brevi alla poltrona e sedute più dilazionate. Sui modelli in gesso del paziente è stato realizzato il set up degli spostamenti dentari e sono state termoformate le mascherine.

Le mascherine sono state consegnate al paziente dicendo di cambiarle con le mascherine successive ogni 2 settimane.
Dopo poche settimane il paziente chiede di sostituire le mascherine con una terapia linguale senza attacchi, poiché desiderava una terapia completamente invisibile e senza lo scomodo di dover togliere le mascherine in occasione dei pasti e del lavaggio dei denti. E' stato pertanto applicato un retainer attivo ad entrambe le arcate da canino a canino.

MODELLAZIONE DEI RETAINERS

E' stato utilizzato un filo per retainer passivo dello spessore di 0.0175 inch. All'arcata superiore è stato modellato in modo che si adattasse passivamente alla superficie linguale dei denti da canino a canino ed è stata modellata un ansa a U tra i 2 centrali



All'arcata inferiore il filo è stato modellato sempre in modo che si adattasse alla superficie linguale da canino a canino.


Delle anse a U sono state modellate tra gli elementi 42 e 43, 41 e 31, 32 e 33. Queste anse permetteranno di attivare l'espansione e l'allineamento vestibolo-linguale. E' stato inoltre modellato un offset distale al 41 e uno mesiale al 32 per derotare questi denti.

ATTIVAZIONI DEI RETAINERS

Il retainer superiore è stato attivato aprendo l'ansa centrale di 1,5 mm. Con 2 pinze è stato piegato lingualmente il tratto di filo da bondare al centrale di destra e vestibolarmente quello da bondare al centrale di sinistra. Tali attivazioni consentono il corretto posizionamento V-L dei centrali man mano che si crea spazio.
Il retainer inferiore è stato attivato con una piega a V tra il 41 e il 42 e un'altra piega a V tra il 32 e il 33. Queste pieghe a V, consentono di vestibolarizzare gli elementi 41 e 42, Successivamente con 2 pinze il segmento da bondare sui denti 41 e 42 è stato piegato verso vestibolare mentre quello da bondare sul 31 verso linguale. Quest'ultima attivazione incrementa la forza che sposta lingualmente il 31 e espande gli incisivi di destra.





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SEQUENZA DI BONDAGGIO

Le superfici linguali sono state pulite e mordenzate per 30 sec. E’ stato quindi applicato l’adesivo e polimerizzato.
All’arcata superiore il retainer è stato inizialmente bondato sui denti 21, 22 e 23. Successivamente l’ansa tra i 2 centrali è stata chiusa di 1,5 mm ed il retainer è stato bondato sui denti 11, 12 e 13.
All’arcata inferiore il retainer è stato dapprima bondato sul 41. Successivamente l’ansa tra il 41 ed il 31 è stata chiusa di 1,5mm ed il retainer è stato bondato sul 32. Il tratto di retainer da bondare sul 31 si trova ora più lingualmente rispetto a tale dente grazie alle attivazioni fatte precedentemente. Con lo strumento di utilità viene posizionato sul 31 e bondato. Il ritorno elastico del filo spingerà il dente lingualmente man mano che le anse creano lo spazio. E’ stata poi chiusa di 1,5 mm l’ansa tra gli elementi 43 e 42 ed il filo è stato bondato prima sul canino e poi sul laterale. Man mano che l’ansa crea lo spazio l’offset modellato precedentemente denoterà il 42. Infine l’ansa tra il 33 ed il 32 è stata chiusa sempre di 1,5 mm circa ed il retainer è stato bondato sul 33. Anche qui man mano che l’ansa espande si ha la derotazione del 32 grazie all’offset modellato mesialmente a tale dente.

SUCCESSIVI CONTROLLI

Il paziente è stato controllato ogni 3-4 settimane. Il filo è stato di volta in volta staccato nel tratto che si doveva attivare, consumando il composito con una fresa, ed è stato attivato o aprendo le anse o aggiungendo delle pieghe a V.
Dopo un mese è stato modellato un nuovo retainer superiore per correggere un piccolo slivellamento verticale degli incisivi. Oltre all’ansa a U tra gli incisivi è stata aggiunta un’altra ansa distale al centrale di destra. Al momento del bondaggio il retainer è stato bondato sull’11 spingendolo verso coronale di 1 mm . Il ritorno elastico del filo ha realizzato l’intrusione del centrale di destra.
L’allineamento superiore è stato raggiunto in circa 2 mesi, l’inferiore in 6 mesi.



Per informazioni:

Dott.Fabio Cozzolino

Dott.ssa Anna Mariniello

fabio.cozzolino@fastwebnet.it

anna.mariniello@libero.it

tel. 081 2451805

30-ott-2007

Microviti in ortodonzia: problematiche cliniche


Dott. Fabio Cozzolino
Dott.ssa Anna Mariniello


L’utilizzo delle microviti come ancoraggio in ortodonzia è sempre più frequente
sia nella tecnica vestibolare e linguale con attacchi che nelle tecniche più estetiche e confortevoli senza attacchi.




L’inserimento delle microviti è da considerarsi comunque un atto chirurgico poiché
un' errata manipolazione dell’osso può facilmente portare ad una reazione infiammatoria attorno alle stesse ed un errato posizionamento può portare al loro svitamento.

Pertanto cercando di fare un po’ di chiarezza e per rispondere alle domande che ci sono state fatte da molti colleghi, possiamo elencare i problemi che si possono avere e condividere la nostra esperienza con voi su come abbiamo cercato di risolverli.

I principali problemi cui possiamo andare incontro nell’inserimento di una microvite sono:
  1. Svitamento precoce della microvite;

  2. Reazione infiammatoria attorno alla microvite con relativa espulsione della stessa e contemporanea perdita di una piccola quota ossea attorno alla microvite;

  3. Frattura della microvite;

  4. Lesione della struttura parodontale di un dente nel momento in cui “tocchiamo” con la microvite l’elemento dentario;

  5. Lesione delle strutture anatomiche vicine al sito di inserzione (vascolari, nervose e seno mascellare);

  6. Decubito sulla mucosa alveolare e sulla mucosa geniena che si crea spesso soprattutto all’arcata inferiore.

1. Svitamento della microvite.

Su questo punto è importante fare alcune osservazioni.
Oggi esistono microviti osteointegrabili con superficie rugosa. Dopo l'inserzione bisogna attendere la loro osteointegrazione prima di caricarle e le difficoltà nel rimuoverle sono maggiori.
Esistono poi le microviti con superficie liscia, maggiormente utilizzate dagli ortodontisti, che non si osteointegrano e che si ancorano all’osso per frizione.

Cominciamo con il dire una cosa che è solo frutto della nostra esperienza. Mentre è vero che in implantologia la vite conica permette di ottenere una stabilità primaria maggiore e quindi una maggiore garanzia di osteointegrazione, ciò non è vero per le microviti lisce non osteointegrabili. La microvite liscia sfrutta il proprio ancoraggio attraverso la frizione che ha con l’osso.

Se utilizziamo una microvite conica basta che la microvite compia anche solo mezzo giro in senso antiorario che si è già completamente svitata. Una microvite cilindrica, invece, anche se si svita leggermente, continua a frizionare lungo tutto il suo tragitto e a non perdere stabilità. Pertanto nella nostra esperienza le microviti coniche non osteointegrabili non andrebbero utilizzate.

È importante poi, per prevenire lo svitamento della microvite se si applicano catenelle elastiche alle stesse, bloccarle nella testa con un po’ di composito fluido. Questo perché le oscillazioni della catenella che si possono avere quando il paziente parla o mangia si trasmettono alla microvite facendola svitare. Un’oscillazione della catenella, infatti, trasmette alla microvite una forza in senso orario e un istante dopo una in senso antiorario. Poiché alla forza in senso antiorario si contrappone una minore frizione della microvite, la stessa tende a svitarsi. Per evitare questo inconveniente, basta bloccare la catenella elastica alla microvite mediante un pò di composito fluido, che ne blocca lo slittamento.



È consigliabile per prevenire lo svitamento della microvite non caricarla immediatamente ma aspettare almeno una settimana per permettere un' integrazione tissutale ottimale della stessa.

2. Reazione infiammatoria

La reazione infiammatoria che possiamo avere attorno alla microvite può essere dovuta a due motivi.
Nell’immediato, a un’errata gestione del tessuto osseo o ad una contaminazione del sito ricevente.
Tardivamente, a micromovimenti della microvite all’interno dell’osso che innescano una vera e propria reazione da corpo estraneo ed un sequestro della stessa.
Le microviti utilizzate devono essere in titanio e mai in acciaio per le proprietà del titanio e la sua biocompatibilità.



Il protocollo operatorio da noi utilizzato è il seguente:
Facciamo sciacquare il paziente con clorexidina per un minuto, quindi applichiamo clorexidina spray e non gel che altrimenti lascerebbe residui sul sito dove inseriremo la microvite.
  • Laviamo il sito con soluzione fisiologica per eliminare i residui di clorexidina in quanto, se pur è vero che riduce la carica batterica, non deve andare in contatto diretto con l’osso.
  • In caso di utilizzo di microviti cilindriche non autofilettanti è necessario effettuare il foro di invito con la fresa pilota. Utilizzando microviti coniche o cilindriche autofilettanti il foro di invito si effettua solo in caso di osso molto denso come alla mandibola. Tale foro va effettuato con apposita fresa mediante un manipolo riduttore (per impianti o per endodonzia). Va eseguito a basso numero di giri (500-700 giri al minuto) sotto irrigazione di soluzione fisiologica sterile preraffreddata. Il foro inoltre va eseguito attraverso la gengiva e sempre in gengiva aderente, altrimenti la mucosa si avvolgerebbe attorno alla fresa creando una lesione dei tessuti molli. L’inserimento della microvite a livello della gengiva libera, determinerebbe inoltre un inglobamento della stessa da parte dei tessuti molli con necessità di incisione per esporre la vite.

    In caso di utilizzo della fresa pilota bisogna stare attenti a non surriscaldare l’osso effettuando rapidi movimenti di entrata e uscita, e a non effettuare movimenti oscillatori o permanere a lungo con la fresa nel sito che renderebbe il foro troppo grande riducendo la stabilità primaria. La fresa pilota deve essere 0,2-0,3 mm di diametro più piccola della microvite. Eseguito il foro della corticale si deve irrigare con soluzione fisiologica preraffreddata per almeno dieci secondi all’interno del foro e quindi inserire la microvite senza irrigazione.

  • La microvite sterile ( noi usiamo le Spider Screws della Orteam, contenute in un astuccio sterile) va agganciata con l’apposito driver manuale o meccanico e viene avvitata senza irrigazione di fisiologica in quanto potrebbe tale irrigazione trasportare residui di saliva sul sito ricevente contaminando la microvite mentre la inseriamo.

  • La filettatura della microvite non va toccata con i guanti né con le pinzette. L’ideale è avere microviti sterili che permettano l’aggancio alla testa con il mounter senza doverle toccare.


    Parlando di quotidianità, nel caso in cui la microvite toccasse i guanti, il telino chirurgico o venisse in qualche modo contaminata, la si può lavare con soluzione fisiologica e sterilizzare nelle palline di quarzo quindi sciacquarla di nuovo con fisiologica mantenendola con pinzette anatomiche con punte in titanio.
  • La microvite va caricata preferibilmente dopo una settimana per evitare micromovimenti nelle primissime fasi di guarigione che determinerebbero la sua espulsione.
  • Una volta inserita, la microvite non deve avere micromovimenti e deve avere una sufficiente stabilità primaria.


3. Frattura della microvite.

La frattura di una microvite è un' evenienza molto rara. Può avvenire soprattutto nel momento in cui ci troviamo ad avvitarla in un osso molto duro di tipo 1 o di tipo 2 senza aver fatto prima un foro di invito con una fresa, in particolar modo alla mandibola.
Più raramente un carico scorretto o eccessivo della microvite può essere causa di frattura. In caso di frattura, la microvite va rimossa con pinzette o aiutandosi con frese per osso molto sottili e con l’utilizzo di un ablatore ad ultrasuoni. Ruotando in senso antiorario la punta dell’ablatore sulla microvite fratturata se ne facilita lo svitamento.

4. Lesione della struttura parodontale del dente.

Seppur vero che recenti studi hanno messo in evidenza che in caso di lesione della struttura parodontale da parte di una microvite, si ha una restituito ad integrum del legamento parodontale con guarigione completa del parodonto, è comunque un' evenienza assolutamente da evitare anche perchè in questo caso, attraverso la microvite, metteremmo in comunicazione con il cavo orale il parodonto profondo del dente.



A tal riguardo bisogna considerare che il possibile danno alla struttura parodontale del dente dipende anche dal tipo di vite utilizzata. Le viti autofilettanti presentano delle lame più aguzze e taglienti e possono creare perforazioni dell’elemento dentario. Più sicuro è invece l’utilizzo delle microviti non autofilettanti che smettono di avvitarsi se incontrano un elemento dentario e l’operatore avverte un improvviso aumento di resistenza nell’avvitamento.

Per evitare di intaccare il parodonto di un elemento dentario ci si avvale di numerose tecniche che permettono il posizionamento corretto di una microvite mediante l’ausilio di radiografie endorali andando a marcare la posizione scelta per la microvite con materiali radiopachi.
L’importante è tenere presente la direzione dei raggi durante il posizionamento del tubo radiografico che deve essere posizionato sempre lungo l’asse di inserzione della microvite per poter avere un' informazione precisa sulle strutture che si incontrano lungo quell’asse.
Nella nostra pratica quotidiana andiamo ad utilizzare un frammento circolare del foglio piombato (quindi radiopaco) di una lastrina radiografica.




Viene ritagliato con delle forbicine un frammento circolare dalla lastrina della dimensione della testa di una microvite e viene posizionato nella posizione in cui abbiamo intenzione di inserire la microvite. Tale frammento viene mantenuto in sede da un adesivo per dentiere tipo coregafit o kukident.


In tal modo marchiamo la radiografia con la posizione scelta della microvite fino a quando non troviamo la posizione giusta.







Utilizziamo tale tecnica perché rispetto alle altre è molto più veloce e semplice, risultando nello stesso tempo ugualmente precisa perché permette di posizionare il marcatore della microvite aderente alla gengiva evitando al massimo problemi di sovrapposizioni e distorsioni radiografiche.

5. Lesione di strutture anatomiche vicine al sito di inserzione .
Nell’inserimento delle microviti bisogna tener conto di strutture anatomiche quali ad esempio il nervo alveolare inferiore e l’arteria linguale, che decorre sempre in mucosa alveolare, all’arcata inferiore; del seno mascellare, del nervo e dell’arteria palatina maggiore all’arcata superiore. Un attento esame radiografico e la conoscenza dell’anatomia ci sono di aiuto nell’evitare il pericolo di lesione a tali strutture.

6. Decubito sulla mucosa alveolare e mucosa geniena.

Tale problema capita spesso soprattutto all’arcata inferiore e nei casi in cui abbiamo una piccola quota di gengiva aderente.
Premesso che la vite va inserita sempre in gengiva aderente, spesso ci troviamo di fronte a casi in cui, vista la scarsità di gengiva, siamo costretti ad inserire la microvite a ridosso della linea muco gengivale. In tal caso (ed ormai tendiamo a farlo di routine) incliniamo la testa della microvite di circa 45° coronalmente. In questo modo l’allontaniamo dalla mucosa alveolare riducendo di parecchio i fastidi per il paziente.

Inclinando la vite in questo modo la posizioniamo più vicino alla cresta e l’avvitiamo sul processo alveolare dall’alto. In questi casi, per non rischiare di slittare sul piano osseo, inclinato rispetto all’asse della microvite, conviene sempre effettuare un invito con una fresa.






Nella nostra pratica clinica abbiamo utilizzato altri accorgimenti che hanno ridotto di molto il fastidio dei pazienti. In particolare abbiamo visto che ricoprendo con del composito fluido la testa della vite o facendo applicare del collutorio gel il fastidio si riduce di molto e in molti casi non è per nulla avvertito. Prescrivere invece l’applicazione di cera ortodontica sulla testa della vite per proteggere dal decubito, non è una pratica gradita dai pazienti.

Per eventuale corrispondenza:
Dr.ssa Anna Mariniello
Via Santa Lucia, 133 - 80132 Napoli
Tel: 0812451805

21-ott-2007

Ortodonzia invisibile: trattamento di un caso di affollamento dell’arcata inferiore mediante l’utilizzo dei Pre-Actived Retainers.

Dott.ssa Anna Mariniello

Il paziente giunto alla mia osservazione presentava la seguente situazione clinica (fig.1-7):
-prima classe molare destra e sinistra, prima classe canina a sinistra e testa a testa canino a destra;
-un ponte provvisorio che coinvolge gli elementi 12, 11 e 22, realizzato a causa della perdita per trauma dell’elemento 21;
-affollamento all’arcata inferiore;
-OVB di 5mm, OVJ di 2 mm ;
-ottima salute parodontale con assenza di tasche,
-differente abrasione dei canini inferiori con maggiore abrasione di quello di sinistra.











Il paziente desiderava effettuare l’ allineamento dell’arcata inferiore ma chiedeva una terapia non visibile e poco fastidiosa.


TERAPIA

La terapia è stata effettuata con l’ausilio dei retainer pre-attivati ( tecnica ideata dal Dott. M. Musilli), con i quali è stata espansa la regione intercanina ed è stato allineato il gruppo frontale inferiore. Grazia alla presenza del ponte in resina superiore, che è stato opportunamente scaricato, è stato possibile recuperare spazio per allineare tali elementi dentari mediante vestibolarizzazione degli stessi senza effettuare stripping.
Durante il primo appuntamento sono state prese le impronte, sono state effettuate le foto e sono state prescritte le radiografie. Successivamente si è proceduti ad applicare l’apparecchio ortodontico.

Modellazione del retainer attivo

Un filo per retainer passivo composto da 5 fili intrecciati e dello spessore di 0.0175 pollici è stato modellato in modo che si adattasse passivamente alla superficie linguale dei denti dell’arcata inferiore da canino a canino (fig. 8).
Delle anse a U dell’altezza di circa 3 mm sono state modellate mesialmente e distalmente ai denti 41, 31, 32 e mesialmente al dente 33. Tali anse aumentano l’elasticità del filo, consentono di attivare l’espansione dell’arcata e di effettuare piccoli livellamenti verticali.

Attivazione del retainer


Il filo è stato quindi attivato piegando lingualmente il segmento da bondare sui denti 41 e 32 e piegando vestibolarmente il segmento da bondare sul dente 31. Le anse a U sono state aperte di circa 1,5 mm ognuna.

Procedura di adesione del retainer

Le superfici linguali del gruppo frontale inferiore sono state accuratamente pulite. Successivamente sono state mordenzate per 30 sec, è stato applicato l’adesivo e polimerizzato per 20 secondi su ogni dente. Utilizzando una pinzetta il filo è stato posizionato sul dente 31, mantenendo il piano orizzontale, ed è stato ricoperto da circa 1 mm di composito fluido (Filtek Flow, 3M ESPE). Si è proceduti a