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22-lug-2008

Mini rialzo del seno mascellare mediante SinCrest

Tecnica Mini invasiva di rialzo del seno mascellare per via crestale.

Dott. Fabio Cozzolino

Dott. Giuseppe Cozzolino


L’inserimento di impianti nelle zone posteriori del mascellare superiore può mostrare problematiche tecniche non indifferenti. Molto spesso dobbiamo confrontarci con quote ossee ridotte in senso corono-apicale dovute a riassorbimenti ossei crestali oppure a pneumatizzazione del seno mascellare, soprattutto quando in queste zone sono state effettuate estrazioni già da molti anni.

Se l’altezza ridotta è dovuta principalmente a riassorbimenti ossei crestali, prima di inserire impianti bisogna rigenerare l’osso in senso coronale per evitare la protesizzazione con denti troppo lunghi che comporterebbero un rapporto sfavorevole corona/radice.

Quando invece il riassorbimento è dovuto principalmente alla pneumatizzazione del seno mascellare, è importante valutare la quantità di osso residuo.
Se, infatti, l’altezza ossea è <> 4mm, abbiamo osso a sufficienza per ottenere la stabilità primaria dell’impianto; in questo caso la chirurgia sarà effettuata in un unico tempo eseguendo un mini-rialzo del seno mascellare contestualmente all’inserimento della fixture.

La tecnica di mini-rialzo del seno mascellare mediante osteotomi, illustrata da Summers nel 1994, prevede la preparazione del sito implantare fino a 2 mm dal pavimento del seno. A questo punto, mediante l’utilizzo di un osteotomo concavo, si procede alla frattura dei 2 mm residui di osso e si inserisce il bio-materiale determinando il sollevamento della membrana di Schneider aiutandosi con gli osteotomi . Secondo questa tecnica sarà la spinta del bio-materiale a sollevare il pavimento del seno e gli osteotomi non dovranno mai penetrare nel seno mascellare.

Sollevato il pavimento del seno, si può procedere all’inserimento dell’impianto. La tecnica del mini-rialzo, quando può essere utilizzata, offre notevoli vantaggi rispetto al grande rialzo del seno mascellare.

Con questa tecnica, infatti, il paziente necessita di un unico intervento chirurgico con una morbilità notevolmente inferiore rispetto al grande rialzo, si riducono sensibilmente i rischi di complicanze vascolari ed infine si abbattono sensibilmente i tempi della riabilitazione protesica.

Come svantaggio bisogna dire che con tale tecnica operiamo alla cieca, senza una visibilità diretta e pertanto aumenta notevolmente il rischio di lacerare la membrana di Schneider che a volte risulta avere uno spessore di pochi decimi di millimetro.

In questo lavoro analizziamo un nuovo dispositivo prodotto dalla Meta che dovrebbe permettere di sollevare il pavimento del seno in modo più sicuro e controllato.

Il SinCrest è un kit per rialzo del pavimento del seno mascellare per via crestale composto da frese per manipolo elettrico, stop di profondità di altezze differenti e da un osteotomo manuale. L’osteotomo manuale è stato progettato per ottenere la frattura controllata del pavimento osseo in corrispondenza della mucosa del seno mascellare senza danneggiare la mucosa stessa.

La paziente, di 64 anni, non fumatrice, giunge alla nostra osservazione lamentando una scarsa efficienza masticatoria dopo aver subito l’estrazione dei sesti superiori molti anni prima, non sostituiti protesicamente. Radiograficamente si evidenzia una quota ossea ridotta in altezza a causa della pneumatizzazione dei seni mascellari.

Dalle rx endorali effettuate con centratori di Rinn, e dalla Tac, l’altezza residua è valutata in poco meno di 8 mm. Decidiamo dunque per l’inserimento di impianti contestualmente ad un rialzo del pavimento del seno per via crestale mediante il dispositivo SinCrest.






Effettuiamo l’incisione in cresta con un bisturi Bard Parker n°15 e scolliamo un lembo a spessore totale eseguendo una doppia sutura divaricante sia vestibolare che palatale.





Come fresa iniziale utilizziamo la Locator Drill che lavora solo per 3,5 mm andando a perforare esclusivamente l’osso corticale.



Successivamente utilizziamo la Probe Drill da 1,2 mm di diametro. Per prelevare le frese dal Kit senza toccarle con le mani la Meta mette a disposizione un accessorio detto Drill Gripper. La fresa Probe Drill, a testa piatta, è tagliente esclusivamente in punta; non è perciò possibile esercitare forze di taglio laterali e correggere quindi la direzione del foro implantare .
La profondità di lavoro deve essere calcolata ad almeno 2 mm dal pavimento del seno mascellare mediante l’ausilio della rx endorale. In questo caso, avendo una distanza tra cresta e pavimento di circa 8 mm, è stato inserito uno stop a 6 mm.





E’ necessario a questo punto effettuare una rx endorale avvalendosi dell’ Rx Pin da 1,2 mm per controllare la giusta distanza dal seno mascellare.


Dopo controllo radiografico scendiamo ad una profondità di 6 mm.



Verificata tale distanza, si utilizza la Guide Drill da 3 mm di diametro. Tale fresa lavora solo per 2 mm di profondità e ci garantisce il corretto centraggio della fresa successiva.




Una volta inserito lo stop a 6 mm, infatti, si utilizza la SinCrest Drill da 3 mm di diametro che creerà un preciso alloggio per l’inserimento del dispositivo SinCrest da 3 mm.









Nel video seguente viene illustrato il funzionamento del dispositivo Sin Crest.

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Si comincia, a questo punto, ad avvitare manualmente il dispositivo finchè non compare la banda bianca presente sulla sonda. La comparsa di tale banda indica il raggiungimento da parte del SinCrest della profondità ottenuta con le frese.




A questo punto si ruota l’impugnatura di ½ giro prima in senso antiorario e poi in senso orario esercitando una pressione in direzione assiale. Ripetendo questo movimento di “avvita e svita”, in cui la filettatura del dispositivo rimane assolutamente ferma, si effettuerà un’osteotomia di ½ mm in senso apicale. A questo punto si può procedere ad un nuovo avvitamento del SinCrest che avanzerà di ½ mm in senso apicale. Bisogna sempre valutare con una leggera pressione sulla sonda, la residua resistenza del pavimento del seno. Se la sonda non avanza, bisogna ripetere la sequenza di avanzamento del dispositivo.


Quando scompare la banda bianca, vuol dire che è avvenuta la frattura dell’ opercolo osseo e si può procedere all’inserimento del biomateriale per il rialzo.


Nel Video seguente è illustrato il funzionamento clinico del dispositivo SinCrest
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In questo caso abbiamo utilizzato del Bio-Oss inserito nel seno mediante l’ausilio di un carrier e spinto apicalmente mediante l’uso di osteotomi, avendo l’accortenza di non spingersi oltre gli 8 mm. Infine viene avvitato il maschiatore Straumann per portare il foro ad un diametro di 3,5 mm per poter inserire un impianto Straumann con superficie SLActive da 4,1 mm di diametro e 10 mm di lunghezza che viene affondato di 1,5 mm per ragioni estetiche.









Dopo aver inserito una vite di guarigione da 2 mm di altezza, si è proceduto ad effettuare una sutura a punti staccati in poliestere intrecciato rivestito in ePTFE (Tevdek 4.0)


In conclusione si è rilevato un dispositivo estremamente valido che permette di rialzare la membrana di Schneider in modo estremamente sicuro anche in mani non esperte.
Ha come limite che non può essere utilizzato quando la distanza verticale dal pavimento del seno mascellare al tavolato occlusale del dente adiacente alla sede da trattare è superiore a 23mm e quando ci troviamo di fronte ad un osso di tipo 4 poiché determinerebbe una ridotta stabilità in fase di avvitamento del dispositivo SinCrest.
Secondo noi è da evitarne l’uso anche in caso di profili del pavimento del seno estremamente obliqui poiché in questo caso la lama potrebbe ledere la membrana del seno.
Un altro limite del sistema per noi è stata la sequenza di frese. Lo scarto tra la prima (1,2mm) e la seconda fresa (3 mm) nella preparazione del sito impiantare è di 1,8 mm. Uno scarto molto grande che può sottoporre l’osso a surriscaldamento, ma soprattutto non permette nessuna correzione della direzione del foro impiantare. A questo si può ovviare mediante l’utilizzo delle frese del proprio sistema impiantare.

Bibliografia

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A new concept in maxillary implant surgery: the osteotome technique.
Compendium. 1994 Feb;15(2):152, 154-6, 158 passim; quiz 162.

2: Summers RB.
The osteotome technique: Part 2--The ridge expansion osteotomy (REO) procedure.
Compendium. 1994 Apr;15(4):422, 424, 426, passim; quiz 436.

3: Summers RB.
The osteotome technique: Part 3--Less invasive methods of elevating the sinus
floor.
Compendium. 1994 Jun;15(6):698, 700, 702-4 passim; quiz 710.

4: Summers RB.
The osteotome technique: Part 4--Future site development.
Compend Contin Educ Dent. 1995 Nov;16(11):1080, 1092 passim; quiz 1099.

5: Summers RB.
A new concept in maxillary implant surgery: the osteotome technique.
Compendium. 1994 Feb;15(2):152, 154-6, 158 passim; quiz 162.

6: Summers RB.
Sinus floor elevation with osteotomes.
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7: Brägger U, Gerber C, Joss A, Haenni S, Meier A, Hashorva E, Lang NP.
Patterns of tissue remodeling after placement of ITI dental implants using an
osteotome technique: a longitudinal radiographic case cohort study.
Clin Oral Implants Res. 2004 Apr;15(2):158-66.

8: Woo I, Le BT.
Maxillary sinus floor elevation: review of anatomy and two techniques.
Implant Dent. 2004 Mar;13(1):28-32.

9: Diserens V, Mericske E, Schäppi P, Mericske-Stern R.
Transcrestal sinus floor elevation: report of a case series.
Int J Periodontics Restorative Dent. 2006 Apr;26(2):151-9.

10: Draenert GF, Eisenmenger W.
A new technique for the transcrestal sinus floor elevation and alveolar ridge
augmentation with press-fit bone cylinders: a technical note.
J Craniomaxillofac Surg. 2007 Jun-Jul;35(4-5):201-6. Epub 2007 Jun 20.

Per informazioni:








3-lug-2008

Punte soniche Sonosurgery Komet :

Tecnica ERE (Edentulous Ridge Expansion) in due tempi.

Dott. Ivo Agabiti


In implantoprotesi si ha la necessità di inserire impianti con le caratteristiche di forma e dimensione adeguata ai denti che si debbono sostituire, che siano in asse con le forze di carico e che permettano di creare un profilo di emergenza ideale delle corone. Tutto ciò mette sovente il chirurgo nella condizione di dover incrementare la larghezza della cresta ossea residua, mettendo in atto delle manovre finalizzate a questo scopo. Fra tutte le tecniche di augmentation conosciute,una recente revisione della letteratura scientifica, indica la split-crest come una fra le metodiche chirurgiche più predicibili, con percentuali di successo del 98-100 % (Chiapasco 2006) e con la minore incidenza di contrazione volumetrica durante e dopo le fasi di guarigione. Nel caso preso in esame, si è usata la splitcrested in particolare la tecnica ERE (Edentolous Ridge Expansion, Bruschi e Scipioni); il protocollo chirurgico di questa tecnica di allargamento crestale, prevede un lembo chirurgico eseguito a spessore parziale, per non causare il deperiostamento dellosso corticale. Il tessuto viene poi riposizionato apicalmente; vengono lasciati guarire per seconda intenzione, sia la ferita gengivale che quella del tessuto mineralizzato. L'impianto è stato reso transmucoso dall'inserimento contestuale nella fase chirurgica,dell'healing abutment . Quando ci si trova di fronte a creste particolarmente sottili e con la midollare poco rappresentata o ancora con un osso poco elastico che non si lascia facilmente distrarre, è preferibile adottare la tecnica in due tempi, differendo gli interventi fra di loro di 40/50 giorni. Come sappiamo losso nel primo periodo di riparazione, attraversa la fase osteoclastica della guarigione, perdendo parte della componente mineralizzata e rendendo la struttura del tessuto molto più elastica (woven bone), di conseguenza verrà notevolmente facilitata la manovra di distrazione. Per eseguire I tagli ossei primari sagittali e di scarico come da protocollo, che ricordo servono a programmare le linee di cedimento delle pareti ossee da distrarre; gli strumenti utilizzabili possono essere molteplici: manuali, rotanti, reciprocanti, piezoelettrici ecc. Lultimo dispositivo nato per questo scopo, sfrutta il movimento sonico micro-vibrante dei manipoli azionati ad aria (tipo Sonicflex kavo). Gli strumenti sonici Sonosurgery bonetips, sono prodotti dalla ditta Komet (Gebr. Basseler DE), costruiti in 3 forme che ben si adattano a raggiungere tutte le zone di intervento in bocca, anche le più inaccessibili. Una caratteristica molto importante di questo set di punte e di avere una sezione sottilissima di taglio pari a 0,2 mm, non consentita ad altri strumenti attualmente conosciuti per questo scopo, neanche ai piezochirurgici. Questo fatto permette di economizzare osso prezioso e nel contempo di non produrre aumento termico; infatti l'esiguità della massa metallica delle lame limita l'accumulo di calore che viene immediatamente dissipato. In aggiunta questi strumenti possiedono la caratteristica deltaglio selettivo per il tessuto osseo e assicurano il rispetto assoluto dellintegrità dei tessuti molli, caratteristica dovuta alla lentezza del movimento rispetto ad altri sistemi, ma soprattutto perché lo strumento non necessita di alcuna pressione durante l'utilizzo.


1° foto: Condizione iniziale della sella edentula inferiore destra.





2° foto: Incisione e sollevamento del lembo a spessore parziale senza denudamento dell'osso.





3° foto: Strumento Sonosurgery con lama complanare, in posizione per iniziare il taglio sagittale della cresta.



4° foto: Completamento dell'approfondimento dello strumento per 10 mm all'interno dell'osso.



5° foto: Inizio del taglio di scarico distale con lama ortogonale, che permette con lo stesso orientamento del manipolo di eseguire un taglio a 90° rispetto al precedente.



6° foto: Fase di estensione dello scarico osseo distale



7° foto: Taglio di rilascio osseo mesiale,eseguito sempre con la punta ortogonale; in caso di ostacolo al gambo dello strumento da parte di elementi dentari vicini, è utile utilizzare la punta retta per risolvere il problema.




8° foto: Visione della cresta con i tagli primari di programmazione della distrazione,eseguiti attraverso il connettivo previamente inciso dal bisturi, necessario per l'impossibilità degli strumenti sonici di tagliare i tessuti molli.



9° foto: Primo limitato allargamento crestale che non consente l'inserimento di impianti adeguati, il lembo osseo viene mantenuto distratto da cunei di titanio (Sweden e Martina) fino alla seconda fase chirurgica.



10° foto: Situazione a 6gg, alla data di rimozione delle suture.



11° foto: Stessa data dopo la rimozione delle suture, si può notare l'incremento di volume della cresta.




12° foto: Visione della guarigione dei tessuti dopo circa 40gg dal primo intervento.



13° foto: La cresta dopo aver tolto i cunei di titanio e una prova di allargamento per saggiare la consistenza dell'osso, che essendosi demineralizzato si lascia più facilmente plasmare.



14° foto: Dopo l'inserimento degli impianti e contestualmente le viti di guarigione,è stato suturato il lembo riposizionato apicalmente con punti staccati sottoperiostei, per aumentare il volume e la banda di gengiva cheratinizzata.



15° foto: Al momento della rimozione delle suture dopo 6gg, si può già notare il riempimento del gap con fibrina; lasciando guarire per seconda intenzione si produrrà nuova cheratinizzata e nuovo osso.



16° foto: Dopo circa 40-50 gg terminata la integrazione riparativa, si passa alla fase protesica; tecnica dei monconi AMA (abutment modificati anatomicamente del dott. Calesini) e dellimpronta intercettiva con abutment prefresati.



17° foto: AbutmentsAMA con fresatura a 0°montati in bocca, visione buccale.



18° foto: Stessa situazione vista occlusalmente.


19° foto: Un'altra angolazione per apprezzare le finishing line e la qualità dei tessuti.



20° foto: Immagine del manufatto in sede dopo alcune settimane di funzione; si può apprezzare l'integrazione dei tessuti, ossia la qualità e quantità di gengiva cheratinizzata attorno alle corone e l'iniziale formazione delle papille.



21°,22°,23°: radiografie intra e post-operatorie





Gli strumenti Sonosurgery Komet, montati sul manipolo Sonicflex, utilizzati per lintervento: la complanare solitamente è indicata per il taglio sagittale, lortogonale è indicata per i tagli verticali di rilascio, la retta è molto versatile e può essere utilizzata nei casi dove per qualche impedimento o angolazione non è consentito di usare le forme precedenti.













Bibliografia:


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Elian N, Jalbout Z, Ehnrlich B, Classi A, Al-Kahtani F, Froum S, Tarnow DP. Implant Dent. 2008 Mar;17(1):16-23


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Clinical application of maxillary endossenous implant with edentulous ridge expansion technique.
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Piezoelectric surgery in implantology: a case report-a new piezoelectric ridge expansion technique. Vercellotti T.
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Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases.
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Scipioni A, Bruschi GB, Giargia M, Berglundh T, Lindhe
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The edentulous ridge expansion technique: a five-year study.
Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G.
Int J Periodontics Restorative Dent. 1994 Oct;14(5):451-9.

L’improntaintercettiva in implantoprotesi: presentazione di una procedura clinica originale.
Calesini G, Bruschi GB, Scipioni A, Micarelli C.
Teamwork anno V;268-275:Apr. 2003

Abutments Modificati Anatomicamente (A.M.A.)
Calesini G, Bruschi GB, Scipioni A, Micarelli C, Di Felice A.
Quintessence International 5/6 1997


Il dott. Ivo Agabiti, abita e lavora a Pesaro, è diplomato anche in odontotecnica e pur praticando unodontoiatria generica, dedica buona parte della sua attività alla chirurgia e alla protesi implantare.


e-mail: ivoagabiti@sonosurgery.it

16-mar-2008

Espansione Ossea Controllata


Tecnica nuova di

Espansione Ossea Controllata :

Caso clinico multidisciplinare.

(Parte chirurgica ed ortodontica)

Dott. Fabio Cozzolino

Dott. Giuseppe Cozzolino

Dott.ssa Anna Mariniello

Nelle riabilitazioni implanto-protesiche, la presenza di riassorbimenti ossei orizzontali e/o verticali rappresenta una delle più frequenti limitazioni anatomiche che impedisce il posizionamento degli impianti.

Quando le basi ossee non sono adatte al posizionamento di impianti, possono essere utilizzate tecniche ricostruttive per ripristinare un’anatomia ossea che consenta l’inserimento di impianti di numero e lunghezza tali da permettere una corretta riabilitazione dell’arcata.

In presenza di gravi atrofie orizzontali della cresta, le tecniche attualmente utilizzate per il ripristino di una corretta dimensione vestibolo-orale, sono:

- Tecniche rigenerative (Guided Bone Regeneration);


- Innesti ossei;


- Tecniche espansive;


- Osteodistrazione;


- Osteotomia sagittale della cresta (ERE);


- Estension Crest;


- Tecniche combinate (tecniche rigenerative + tecniche espansive).


La tecnica edentolous ridge expansion (E.R.E.) fu sviluppata nel 1986 e presentata 2 anni più tardi dai Dott. Bruschi e Scipioni. Subendo nel tempo evoluzioni e perfezionamenti è attualmente utilizzata per ristabilire dimensioni oro facciali adeguate di creste alveolari atrofiche durante l’inserzione degli impianti senza l’induzione di membrane e di materiali osteoinduttori o osteoconduttori.


I risultati di uno studio condotto su siti edentuli trattati con la tecnica ERE hanno confermato che nella fessura infraossea creata chirurgicamente si verifica una rigenerazione ossea completa e si ottiene lo stesso grado di osteointegrazione osservato sui vicini siti controllo trattati con la tecnica chirurgica implantare tradizionale. La tecnica utilizza il normale potenziale riparativo dell’osso spugnoso, potenziato da un attento approccio chirurgico con conservazione del periostio, usato in combinazione con le tecniche di guarigione per seconda intenzione. La fessura intraossea è, inizialmente, riempita da un coagulo; quindi con il trascorrere dei giorni (circa 40) inizia la formazione di tessuto osteoide che tende progressivamente (dopo circa 90-120 giorni) a maturare per un incremento della mineralizzazione della matrice e la trasformazione di osteoblasti in osteociti.


I due prerequisiti fondamentali per la rigenerazione ossea dopo split crest sono:

1. una base nutrizionale solida, fornita dallo spessore minimo di 1-1,5 mm dei lembi ossei;


2. un’abbondante irrorazione sanguigna periostale conducente alla neoformazione vasale necessaria per le trabecole neoformate.


Ciò permette di evitare fenestrazioni, deiscenze o necrosi del piatto osseo vestibolare durante le fasi di inserzione e guarigione degli impianti osteointegrati.

La tecnica E.R.E. è indicata in creste a lama di coltello con un’altezza di almeno 10 mm e uno spessore minimo di 4 mm.
Prevede un’incisione crestale per il rilasciamento di un lembo a spessore parziale sia in direzione vestibolare che palatale. Qualora risulti necessario, si eseguono due incisioni di rilascio nei limiti mesiali e distali dell’area chirurgica. Dopo il sollevamento dei lembi si prosegue con un’incisione nell’osso a centro cresta che si approfondisce fino a circa 5-7 mm; si effettuano, poi, due incisioni parallele, transperiostali nella compagine ossea: ne risultano due solchi verticali nel piatto corticale vestibolare. Successivamente uno scalpello è inserito nell’incisione crestale e battuto delicatamente con un martelletto, fino a raggiungere la base della fessura; solo in questo momento dopo aver lavorato come un cuneo, lo scalpello sarà utilizzato come leva per dislocare il piatto buccale in direzione vestibolare.
Il periodo di guarigione degli impianti inseriti con la tecnica ERE è identico al periodo prescritto per le usuali procedure.
Oggi poi si è visto che sembra esserci una maggiore stabilità nel tempo dell’osso rigenerato mediante espansione ossea rispetto a quello ottenuto mediante manovre di rigenerazione ossea guidata (Gbr) che tende a riassorbirsi nel tempo.

Lo svantaggio di tale tecnica ERE è il rischio di frattura del tassello vestibolare durante l’azione dello scalpello, non riuscendo a controllare la forza impressa durante il martellamento dello stesso.
Pertanto non è una tecnica totalmente predicibile.
er ovviare a tale rischio il lembo viene inciso a spessore parziale proprio per garantire un irrorazione della corticale ossea in caso di frattura. Se da un lato il lembo a spessore parziale ci preserva da questo rischio, dall’altro non scollare il periostio non ci permette di associare tecniche di rigenerazione ossea.

Qualche anno fa è stata presentata la tecnica di Estension Crest.

Tale tecnica prevede, dopo aver eseguito il taglio in cresta ed espanso l’osso di 2 mm , l’inserimento di un distrattore dello spessore di 2 mm che viene attivato mediante una vite e porta nell’immediato all’arcata superiore, o in più giorni all’arcata inferiore all’espansione della cresta.
Tale tecnica ha il vantaggio di controllare l’espansione e renderla più predicibile. Un grosso svantaggio invece è lo spessore dello strumento. Avendo oggi a disposizione impianti di 3 mm di diametro ed essendo il loro uso ormai considerato predicibile, una volta espanso l’osso di 2 mm per inserire l’Estension Crest mancherebbe un solo mm ulteriore di espansione per poter mettere l’impianto.

Per tutti questi motivi ho cercato nella mia pratica clinica negli ultimi 4 anni di perfezionare una tecnica di Espansione Ossea Controllata che ci permetta di dare predicibilità alla tecnica di espansione ossea a tal punto da permettere lo scollamento di un lembo a spessore totale e quindi di poter associare tecniche di rigenerazione ossea guidata.
L’utilizzo dello scalpello risulta non predicibile e la forza che esercita oltre che non essere costante può portare ad improvvisa frattura del frammento osseo con conseguente suo dislocamento.

La tecnica di Espansione Ossea Controllata prevede l’utilizzo di espansori manuali a vite. Gli espansori manuali a vite possono essere controllati molto più facilmente dall’operatore, permettono di controllare con un cricchetto la forza di espansione, permettono movimenti minimi di espansione dell’ordine di 0,2 mm ogni giro di vite.

Tali viti dovrebbero avere in sequenza una conicità decrescente. Questo per ridurre le forze espansive sul margine della cresta che in genere è il punto di massima debolezza.


Caso clinico

Il paziente giunto alla mia osservazione presentava un sondaggio mesiale fino all’apice dell’elemento 11 a causa di una frattura radicolare non diagnosticata tempestivamente ed un diastema di circa 3 mm tra i 2 centrali superiori. Era necessaria pertanto l’estrazione di tale elemento e la successiva riabilitazione impiantare dopo 9 mesi dall’estrazione. Nel frattempo era necessario protesizzare provvisoriamente la sella edentula e considerando che il paziente desiderava chiudere lo spazio tra i 2 centrali era necessario anche uno spostamento ortodontico per ottimizzare in senso mesio-distale lo spazio per il futuro sito impiantare e la corona protesica.
Il paziente però rifiutava al tempo stesso la terapia vestibolare
multibrackets che avrebbe permesso allo stesso tempo anche il mantenimento del provvisorio.





Fase ortodontica
Si è deciso pertanto di realizzare un’apparecchiatura linguale, mediante l’utilizzo di fili ortodontici bondati con il composito fluido, per eseguire lo spostamento e mantenere il provvisorio. L’elemento 11 è stato estratto, un filo in acciaio 16-16 è stato modellato in maniera che si adattasse passivamente alla superficie linguale degli elementi 12 e 13 ed in maniera tale che avesse delle anse ritentive per il provvisorio. Un filo per retainer passivo intrecciato dello spessore di 0.195 è stato modellato ed applicato sulle superfici linguali degli elementi 21, 22 e 23. Il provvisorio è stato quindi scavato in corrispondenza delle anse ritentive del filo. Dopo aver bondato il filo in acciaio 16-16 sui rispettivi elementi dentari il provvisorio è stato bondato al filo riempiendo i minus scavati in precedenza con il composito fluido e posizionando il provvisorio nelle anse del filo (trovata la posizione precisa del provvisorio si è polimerizzato ). Con una catenella elastica bloccata con delle legature tra gli elementi 21- 22 e 13- 12 si è proceduti a chiudere il diastema. Tale catenella è stata cambiata ogni 3 settimane e lo spazio si è chiuso in 12 settimane.
Una volta chiuso lo spazio è stata rimossa la catenella ed un retainer passivo è stato bondato sulla superficie linguale del provvisorio e dell’elemento 21.
Tale dispositivo linguale è stato mantenuto fino al momento in cui è stato posizionato l’impianto.

Dopo 9 mesi dall’estrazione dell’elemento dentario al momento dell’inserimento dell’impianto è stato rimosso il retainer passivo tra il provvisorio e l’elemento 21 ed il filo 16-16 che manteneva il provvisorio (per poi bondarli nuovamente dopo l’inserimento dell’impianto per mantenere il provvisorio e come contenzione della chiusura spazio fino a quando l’impianto non verrà caricato).










Fase Chirurgica

E’ stato eseguito un taglio intrasulculare a spessore totale con due tagli di rilascio distali a 12 e 21, avendo già stabilito di effettuare tecniche ricostruttive per ripristinare il deficit orizzontale residuato dopo l’estrazione e ripristinare la convessità dei tessuti.





Il sito osseo da distrarre è stato inciso in cresta con un dischetto a lama diamantata (Komet 943 ch.205 080) fatto lavorare a basso numero di giri e sotto abbondante irrigazione di fisiologica. Sono state poi effettuate due incisioni ossee verticali sul versante vestibolare che andavano a ricongiungersi al taglio primario effettuato a centro cresta. In questo modo veniva delimitato un tassello osseo vestibolare che conservava rapporti di continuità con l’osso nella sua porzione apicale e lungo le incisioni verticali. A questo punto, per creare la strada impiantare si può usare tanto una fresa di diametro ridotto, tanto un espansore manuale a punta, come in questo caso, di diametro ridotto .



Nel caso specifico è un espansore Meta avente diametro di 1,4 mm nella porzione più coronale ed avente un diametro di circa 1 mm se inserito per 10 mm di profondità.

In futuro l’ideale sarebbe avere un espansore a vite tagliente in punta. Questo permetterebbe di penetrare nell’osso in modo controllato e di controllare stesso con il cricchetto la direzione di inserimento.



A questo punto per il dislocamento del tassello vestibolare ci siamo avvalsi di espansori conici a vite (Utilizziamo nello specifico i compattatori Ostwill della Meta) che ci permettono una distrazione del tassello estremamente controllata. Tali espansori vengono attivati girando la vite molto lentamente sotto irrigazione di fisiologica finché non si avverte resistenza da parte dell’osso. Si attendono quindi 20-30 secondi e si ricomincia ad avvitare nuovamente: le pause periodiche sono parte intrinseca della procedura chirurgica che si avvale della natura viscoelastica dell’osso. Durante tali pause, infatti, i liquidi che sono tra le trabecole compresse escono dagli spazi intratrabecolari e ciò riduce il rischio di frattura del tavolato vestibolare.


Ogni giro completo di vite corrisponde ad un espansione di circa 0,2 mm. Un chiavino dinamometrico ci permette di controllare la resistenza che incontriamo, di dosare perfettamente la forza, e di stabilire quando diventa necessario attendere qualche minuto per operare il giro successivo.







Il caso clinico qui presentato è stato scelto proprio per la difficoltà tecnica che questo rappresenta, essendo presente la spina nasale che oppone all’espansione una fortissima resistenza e per la possibilità di associare una tecnica di rigenerazione ossea guidata, non possibile con la tradizionale tecnica ERE.


È stato inserito proprio un caso come questo per dimostrare la possibilità che abbiamo di controllo della frattura del frammento cosa che tra l’altro nella nostra pratica clinica con questa tecnica non è mai avvenuta.


Infatti in questo caso a causa della spina nasale che rendeva difficoltosa la distrazione non è stato possibile ottenere una dislocazione perfetta del tassello osseo. In effetti distalmente siamo riusciti ad ottenere l’espansione; mesialmente invece, a causa del maggiore spessore osseo, e soprattutto a causa della spina nasale non è avvenuta un’espansione analoga del tassello. Ciò ha comportato una frattura composta a legno verde filiforme vestibolarmente, al centro del tassello stesso. Con estrema probabilità se non avessimo utilizzato espansori a vite, con relativo controllo dell’espansione, avremmo fratturato irreparabilmente il tassello vestibolare senza possibilità di inserire l’impianto.


La frattura appena evidenziata è stata una incrinatura controllata senza perdita di stabilità del frammento stesso.





Al termine della preparazione del sito, è stato inserito un impianto Straumann 3,3 RN di 10mm di lunghezza con superficie SLActive di ultima generazione, che porta a 3 settimane il tempo per la completa osteointegrazione dell’impianto.






Completato l’inserimento della fixture, per provvedere al ripristino di