24/feb/2008



ORTODONZIA INVISIBILE

APERTURA SPAZI MEDIANTE L'UTILIZZO DI RETAINERS ATTIVI.

English Version

Dott. Anna Mariniello

Dott. Fabio Cozzolino

Dott. Giuseppe Cozzolino


In caso di affollamenti dentari l’allineamento può essere realizzato, con o senza stripping, con l’utilizzo di retainers pre-attivati (pre-actived retainers). L'ortodonzia linguale senza attacchi è stata ideata dal Prof. Aldo Macchi e dal Dott. Nunzio Cirulli (1-2). Successivamente è stata applicata anche da altri autori. Questa tecnica innovativa utilizza retainers costituiti da 5 fili intrecciati dello spessore di 0.0175 pollici, modellati ed attivati in maniera da ottenere gli spostamenti dentari desiderati. I retainers attivi, allo stesso modo dei passivi, vengono bondati sulla superficie linguale dei denti. Non essendo pertanto visibili risultano essere il trattamento ideale per tutti i pazienti che non vogliono che si veda la terapia. Inoltre sono molto sottili e risultano più confortevoli anche rispetto ai più piccoli attacchi linguali. Non danno alterazioni fonetiche, nemmeno nei primi giorni di terapia. Tutte queste caratteristiche fanno dei retainers attivi una modalità di trattamento sempre più richiesta e diffusa.
Con tale tecnica si possono risolvere tutti i tipi di malocclusione. Dalle malocclusioni di prima classe con disarmonie dento basali in eccesso o in difetto, a malocclusioni più complesse di II o III classe (per le quali ci si avvale anche dell’utilizzo di altri dispositivi sempre non visibili come le microviti).
Vediamo ora in che modo è possibile con i retainers attivi trattare l’affolamento dentario.
Se l’affollamento dentario è minimo, con sovrapposizione delle superfici interprossomali minore di 0,5 mm, delle pieghe a gradino sono sufficienti a sviluppare la forza necessaria per allineare l’arcata. In caso di affollamento dentario superiore è necessario aumentare l’elasticità del filo modellando delle pieghe verticali come le pieghe ad U. In questo modo riduciamo il rapporto carico/deflessione, realizzando un’attivazione maggiore e più lunga nel tempo.
Per preparare la superficie dentaria all’adesione si puliscono i denti. Successivamente vengono mordenzate per 30 sec le superfici dove verrà bondato il filo, si applica l’adesivo e si polimerizza per 20 sec.

Nei disegni che seguono abbiamo schematizzato alcune attivazioni per l’apertura degli spazi in caso di affollameto.

Disegno 1: il retainer modellato precedentemente con delle pieghe ad U tra 31 e 41 e tra 42 e 43 viene bondato sul 31. Viene utilizzato del composito fluido abbastanza caricato.
ortodonzia linguale senza attacchi

Disegno 2: chiudendo di circa 2 mm l’ansa tra il 31 ed il 41 il retainer viene bondato sul 42. In questa fase è importante mantenere il piano verticale del filo, controllando con un altro strumento di utilità, con uno specillo o una pinzetta che il filo non si sollevi quando viene chiusa l’ansa. Bisogna inoltre porre attenzione, per non avere problemi parodontali, a non far fluire composito fluido nello spazio interdentale ed a livello gengivale. Il composito fluido ovviamente non deve essere posizionato mai a livello delle anse. Da notare che il retainer dopo essere stato bondato sul 31 e 41 decorre più spostato lingualmente rispetto al 41.
ortodonzia linguale senza problemi di fonetica

Disegno 3: il retainer viene accostato tramite uno strumento di utilità al 41, spostandolo quindi da linguale a vestibolare e viene bondato.
ortodonzia linguale confortevole

Disegno 4: Allineamento ottenuto man mano che l’ansa crea lo spazio mediante l’espansione ed il 41 si sposta lingualmente.
allineamento dentario invisibile

Nei seguenti video riprendiamo un esempio di sequenza di bondaggio delle anse per ottenere l'espansione e l'allineamento.

VIDEO MONTAGGIO RETAINER
 
 

Bibliografia

1.Macchi A, Cirulli N. "Fixed Active Retainer for Minor Anterior Tooth Movement". Journal of Clinical Orthodontics, 2000.

2.Macchi A, Rania S, Cirulli . "Una proposta per la gestione di disallineamenti anteriori: il mantenitore attivo di contenzione (MAC)". Mondo Ortodontico, 1999.

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06/feb/2008



NUOVA TECNICA PER IL RECUPERO DI SPAZIO PROTESICO IN REGIONE IMPLANTARE: CASE REPORT

ENGLISH VERSION

Dr. Fabio Cozzolino

Dr.ssa Anna Mariniello

Nella progettazione di un piano di trattamento di un paziente implanto-protesico, ai fini di una prognosi fausta della riabilitazione a lungo termine, è fondamentale l’approccio multidisciplinare. Tuttavia a volte, nonostante l’impegno a realizzare un piano di trattamento ideale, può accadere di doversi confrontare con uno spazio incongruo al momento di inizio delle procedure protesiche.
Tale evenienza può essere dovuta o ad una mancata stabilità occlusale, erroneamente non corretta all’inizio del trattamento, o alla scarsa compliance dei pazienti che, spesso, non rispettano i tempi dei richiami periodici stabiliti dall’odontoiatra.
In assenza di un corretto ingranaggio occlusale e/o di opportuni mantenitori di spazio, gli elementi dentari adiacenti ad una sella edentula, infatti, possono andare incontro a versioni anche di pochi decimi di millimetro che esitano, però, in complicanze protesiche tutt’altro che trascurabili. Nei casi più estremi, come in questo caso, può risultare addirittura impossibile accoppiare le componentistiche implanto-protesiche a causa di uno spazio di accesso occlusale insufficiente per accedere al collo dell’impianto.
Pertanto sfruttando l’impianto che, essendo osteointegrato, è un punto fermo di ancoraggio e non può quindi spostarsi dalla sua posizione, ho ideato una tecnica per spostare gli elementi dentari. L’idea è nata osservando lo spazio che si crea mesialmente e distalmente ai molari utilizzando gli elastici separatori per l'inserimento delle bande in ortodonzia. Tale tecnica permette di risolvere semplicemente problematiche di recupero spazio in maniera non invasiva. Determina un movimento ortodontico di inclinazione incontrollata indicato per la risoluzione di tali inclinazioni dentarie.

Case report

Il paziente S.R., di sesso maschile e 32 anni di età, era stato sottoposto con successo a terapia chirurgica implantare in regione 16, al fine di sostituire un elemento dentario precedentemente avulso.
Una attenta analisi degli spazi era stata effettuata durante la pianificazione del trattamento per poter inserire la fixture in una posizione protesicamente guidata ottimale. Ciò nonostante, il paziente era mancato più volte ai controlli periodici richiesti, presentandosi dopo 2 anni dalla chirurgia implantare. E’ stata immediatamente evidenziata una mesio-versione dell’elemento 17 (figg.1-2) intervenuta in quel lasso di tempo.
Recupero spazio
Spazio impianto
Tale mesio-versione inficiava la pianificazione restaurativa programmata, rendendo necessaria la distalizzazione della corona dell’elemento 17 al fine di riaprire correttamente lo spazio protesico. Il paziente, però, ha rifiutato sia la realizzazione di un intarsio sull’elemento 17, giustificato esclusivamente dalla possibilità di recuperare almeno parte di tale spazio modificando il profilo mesiale del dente, sia una tradizionale terapia ortodontica.
Si è proceduto, pertanto, all’avvitamento di un abutment implantare pieno (figg.3) che è stato, poi, preparato intraoralmente per ottimizzare gli spessori sia in senso mesiodistale che in senso occlusale necessari alla realizzazione del manufatto protesico definitivo (figg.4-5-6).Pilastro
Pilastro Straumann
Preparazione moncone Preparazione impianto

Di seguito, è stata effettuata una tradizionale ribasatura intraorale con resina autopolimerizzante di una corona provvisoria in resina acrilica realizzata in laboratorio (fig.7). La rifinitura di quest’ultima è stata invece realizzata extraoralmente utilizzando un analogo implantare da laboratorio (fig.8), in modo da rendere ottimale la chiusura del margine e riducendo il discomfort del paziente (figg.9-10-11-12-13).
Ribasatura

Analogo impianto

 

Capsula provvisoria

 
Corona composito

Corona resina
Dente resina

Dente composito

La morfologia emergente del provvisorio è stata realizzata in modo da consentire un facile accesso igienico al collo impiantare. Infine, la corona provvisoria è stata cementata sull’abutment con un cemento provvisorio senza eugenolo. (fig 14)
Dopo avere rimosso i residui di cemento, è stato inserito un elastico ortodontico (fig.15) nella zona di contatto tra la corona provvisoria e l’elemento 17, al fine di esercitare una forza lieve per distalizzare la corona del molare, realizzando un movimento di inclinazione incontrolata (fig.16).
Punto contatto
Elastico ortodontico Mantenitore spazio
A distanza di 10 giorni, è stato recuperato uno spazio di circa 1,5mm (figg.16-17-18) e si è proceduto a ricreare un corretto punto di contatto e procedere nuovamente all’inserimento di un nuovo elastico. A distanza di altri 10 giorni avevamo ottenuto uno spazio protesico congruo e si è potuti procedere con la realizzazione del manufatto protesico.Area contatto
Nuova tecnica
Case report
Tale tecnica ci è sembrata molto semplice e versatile a tal punto da pensare di poterla utilizzare in zone edentule dove lo spazio è ridotto per inclinazione coronale degli elementi dentari adiacenti. Si potrebbe quindi inserire un impianto in una zona edentula con spazio ridotto, rispetto a quello richiesto per la realizzazione della corona protesica, prevedendo il futuro spostamento degli elementi dentari con questa tecnica (fig 19,20 21,22).
Impianto molare
Impianto premolare
Premolare inferiore
Moncone molare
Ovviamente la tecnica è realmente valida ed efficace solo se i denti da spostare hanno subito una mesio-versione o una disto-versione della corona. In questi casi per recuperare lo spazio protesico è necessario un movimento di inclinazione incontrollato che si può ottenere facilmete utilizzando un elastico separatore. Quando invece è necessario realizzare uno spostamento corporeo lo si può sempre realizzare ancorandosi agli impianti ma utilizzando altri dispositivi.

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